Antonio Cufari: vi racconto Butera

Oggi Antonio Cufari ci racconta, in prima persona, la sua esperienza in tenuta come direttore di Feudo Principi di Butera. Nel racconto ci fa rivivere il suo primo giorno in tenuta. Passati due anni da quando ha iniziato il suo percorso a Butera, ha già tanto da dirci sulle emozioni che questo luogo gli sta regalando. A lui la penna.

Il 26 aprile 2009 sono arrivato, per la prima volta, al Feudo Principi di Butera. Ricordo che era una domenica pomeriggio. Giunto nei pressi di Caltanissetta telefonai in azienda per avvisare del mio arrivo. Svoltato poi allo svincolo per Riesi scorsi i primi cartelli indicanti il Feudo e dopo pochi chilometri, seguendo una strada che si addentrava tra le  colline illuminate dagli ultimi raggi di sole, i primi vigneti mi fecero capire di essere arrivato a destinazione.

Da lì a poco un grande cartello illuminato mi indicò l’ingresso dell’azienda. Ad attendermi davanti il cancello trovai delle persone che mi accolsero da subito con modi cordiali; con loro, quattro bambini a darmi il benvenuto, figli di quelle persone che lavoravano in azienda e che del Feudo avevano fatto la loro dimora sin dalla nascita. Era buio quando ripresi la guida della mia autovettura per entrare nella tenuta. La luce dei fari illuminava maestosi alberi di pino che costeggiavano la strada e, poco distanti da essi, delle piante di rosa capeggiavano i filari di vite. Proseguendo giunsi a un baglio illuminato quasi a giorno dove un grande albero di ulivo ne segnava il centro. Parcheggiata la macchina entrai nel baglio e mi accompagnarono in quelli che sarebbero diventati i miei alloggi.

Il mattino seguente fui svegliato da un chiassoso cinguettio di uccelli e di buon ora in una stupenda giornata di primavera iniziai a far visita alla tenuta. Rimasi colpito subito dalla bellezza e dalla cura dei particolari di tutto ciò che mi circondava, dagli alberi di ulivo all’ampio prato, dalle aiuole alle antiche dimore ristrutturate con estrema eleganza, dallo stupendo bevaio posto all’ingresso del baglio ad un immenso lago che dava rifugio agli uccelli migratori. Successivamente entrai finalmente nei 180 ettari di vigneto, passando dallo Chardonnay, al Cabernet Sauvignon, al Merlot, al Nero d’Avola, al Syrah ed all’Insolia, percorrendo per quasi cinque chilometri terreni collinari di marne calcaree.

Anche qui lo stile di allevamento delle viti era impeccabile: le piante perfettamente impalcate, in maniera da avere una parte continua di vegetazione, davano la sensazione che i filari non avessero mai una fine. Quando mi accorsi era già l’ora di pranzo e mi diressi verso la foresteria dove ebbi l’opportunità di conoscere le bontà della cucina tipica siciliana. Nel pomeriggio andai finalmente in cantina ed entrando in direzione dell’enoteca nel corridoio notai una serie di fotografie che ripercorrevano la storia della realizzazione del Feudo. Giunto in enoteca, realizzata per buona parte in legno, vidi raccolti lì una serie di antichi attrezzi per la raccolta dell’uva e l’imbottigliamento dei vini. Mi diressi verso l’impianto di imbottigliamento prima e poi nei locali di lavorazione e fermentazione delle uve e di stoccaggio dei vini. Tutto rigorosamente perfetto.

Infine l’incontro con l’ambiente più interessante per un enologo: la bottaia e la barricaia, un luogo situato circa sette metri sotto il livello del suolo dove il vino riposa e si eleva nel gusto e nel profumo.

Conoscevo il prestigio di questa azienda e sapevo l’attenzione che la famiglia Zonin destinava ad essa collaborando con enologi del calibro di Franco Giacosa “padre del Nero d’Avola” e di Denis Dubourdieu, professore ordinario all’Università di Bordeaux: l’assaggio dei vini fu dunque una conferma.

Non un compito facile, il mio, quello di mantenere elevato lo standard qualitativo di questi vini. Ma oggi, dopo due anni e due vendemmie condotte al Feudo, posso affermare che questo primo ostacolo è stato superato. Stiamo ancora oggi studiando ed applicando nuovi protocolli di lavoro per migliorare ulteriormente la qualità dei vini. In questi due anni, infatti, abbiamo messo in pratica un protocollo per la gestione dei vigneti che consente una riduzione di uva per pianta con risultati eccellenti sui vini ottenuti.

Invito tutti i lettori e le lettrici di Wine is Love a trascorrere una giornata al Feudo Principi di Butera per riscoprire sapori e profumi di una terra così preziosa quale è la Sicilia e godere della tranquillità e della speciale ospitalità che destiniamo a nostri clienti”.


Commenti: 3

  1. Antonio Cufari: vi racconto Butera | Wine Italy Blog

    [...] is the original post: Antonio Cufari: vi racconto Butera This entry was posted in 2011, Bordeaux, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, China, Le tenute, [...]

  2. Riccardo Pastore

    Il Deliella che ho avuto modo di degustare al Vinitaly è davvero spettacolare!!!
    Non vedo l’ora di poter visitare il “Feudo” (…e ovviamente fotografarlo)!!!

  3. redazione

    Ciao Riccardo,

    il Deliella è eco e frutto del meraviglioso terroir siciliano, di una bellezza difficile da raccontare. Bisogna proprio andare di persona!



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