La vendemmia in maremma – Aspettando il Sangiovese…

La vendemmia, specialmente in un‘azienda giovane e in tumultuosa crescita come Rocca di Montemassi, è la raccolta dell’uva, ma anche una raccolta di emozioni e suggestioni, positive e negative, che si susseguono e si accumulano durante un anno di lavoro, per poi trovare il loro compimento nel momento stesso in cui l’uva arriva in cantina e lo zucchero del frutto si trasforma nell’alcool del vino.

Ero timoroso prima della vendemmia 2008:

è la mia sesta vendemmia in queste terre e mai si era presentato un simile andamento stagionale.
Infatti ad un germogliamento molto anticipato e ad una fioritura incredibilmente abbondante è seguito un periodo di 45 giorni, dall’inizio di maggio alla metà di giugno, insolitamente fresco e piovoso.
Tutto questo ha sì ridotto e controllato le produzioni che la fioritura preannunciava eccessive, ma ci ha anche consegnato uno sviluppo vegetativo e un portamento della pianta assolutamente inusitato per una zona calda e asciutta come la Maremma: piante rigogliosissime, una vegetazione inarrestabile, una copertura fogliare tipica di zone fresche del nord Italia.
L’ottima estate, non esageratamente calda e con elevate escursioni termiche ha poi rimesso a posto le cose, ma la maturazione è stata generalmente tardiva e un pò lenta. Abbiamo avuto il sincero timore di non arrivare alla maturazione ottimale e di non riuscire ad interpretare piante e uva diverse da quelle su cui abbiamo lavorato nei cinque anni precedenti.

Ero fiducioso prima della vendemmia 2008:

una buona parte delle vigne inizia ad avere un’età tra gli otto e i dieci anni e, già dalla scorsa vendemmia, avevo notato alcuni degli inconfondibili segni di maturità delle piante, un sempre miglior equilibrio vegeto-produttivo dei vigneti e quell’adattamento al “terroir” che fa della vite una pianta unica, plastica, in un certo senso magica.

Ero curioso prima della vendemmia 2008:

ogni anno abbiamo delle nuove vigne che danno il loro primo frutto.
Quest’anno, in particolare il vigneto “Selvello” ha prodotto i suoi primi grappoli di Syrah e Petit Verdot
, dieci ettari di terra che mi piacciono molto e che sono sicuro daranno grandi soddisfazioni in futuro. E’ strano ma nella viticoltura a volte si ha una incredibile impazienza che gli anni passino…
Inoltre abbiamo prodotto il nostro primo Viognier: vitigno strano, un pò debole e molto diverso dall’autoctono Vermentino. Abbiamo avuto la pazienza di aspettare un anno in più e ora al suo quarto anno di vita il Viognier ci ha dato la prima produzione. Una scommessa di cui, devo ammetterlo, ho anche dubitato.

Il primo di settembre abbiamo finalmente iniziato a raccogliere…

Per prima la scommessa: il Viognier. Posso dire ora una scommessa vinta, una produzione per il momento piccola, ma molto interessante.

Secondo il Merlot, ancora meglio dello strepitoso 2007. Il dott. Giacosa ci aveva rassicurato a luglio dicendoci che il Merlot è un “vitigno della pioggia” e che si sarebbe avvantaggiato dell’andamento climatico dell’annata: aveva ragione!

Poi è arrivato un ottimo Vermentino, sempre più a suo agio in queste terre e favorito dalla grande escursione termica dell’annata.

E così è stata la volta del Syrah, come sempre a mio avviso il vitigno rosso che meglio si adatta e si esprime in queste terre.

In coda i Cabernet Franc e Sauvignon, un pò scarsi come produzione, ma davvero promettenti come non mai in termini qualitativi.

Oggi stiamo raccogliendo il Petit Verdot, in termini di uva davvero il più buono di sempre.

Una ottima vendemmia finora, bagnata da un pò di pioggia, ma non troppa, con molto vento e molto fresco. Un pò tardiva per la verità, ma con un meteo che si preannuncia stabile a lungo e che ci ha indotto ad aspettare ancora per raccogliere il Sangiovese, vitigno per noi importantissimo perché base dei nostri due vini “Focaie” e “Sassabruna”. Vitigno sempre un pò difficile da interpretare e quest’anno particolarmente restio a maturare come vorremmo.
Ci siamo fermati e lo aspettiamo, convinti che arriverà.


Commenti: 1

  1. gianpaolo

    E’ stata un annata particolare, con piogge inusuali come giustamente hai detto, ma concentrate in un periodo precoce. Chi ha avuto i maggiori problemi sono stati coloro che hanno avuto difficolta’ a lottare contro la peronospora, mentre per gli altri l’andamento vegetativo prolungato e la leggera tarditivita’ potevano anche essere un vantaggio in una zona che ha come limiti, nomalmente, la precocita’ della maturazione zuccherina dovuta al clima soleggiato e caldo.
    Nel nostro caso tutto sembrava andare per il meglio, quando e’ stato deciso un trattamento di zolfo a fine luglio, probabilmente neanche necessario per l’oidio, ma fatto per precauzione. Nonostante lo zolfo sia stato dato in ore notturne, in dosi non elevate, e con tutte le precauzioni che di solito ci mettono al riparo da problemi si sono verificate delle notevoli ustioni sulle piante dovute alle alte temperature e umidita’ verso meta’ agosto. Devo dire che questo ci ha compromesso alcune parcelle promettenti che essendo poi state sofferenti a lungo non sono state allevate per ottenere il potenziale massimo, ma per i vini base.
    Le prime svinature, specialmente di sangiovese, che abbiamo finito di raccolgliere ieri, ci danno vini piuttosto carenti di colore, ma le estrazioni stanno dimostrando qualita’. Sicuramente avranno un carattere un po’ diverso dal solito, ma non sara’ necessariamente un male, anzi.
    Buon lavoro a tutti



Lascia un commento


*obbligatori