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	<title>Wine is love &#187; Franco Giacosa</title>
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	<description>Il blog di Francesco Zonin</description>
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		<title>Franco Giacosa saluta i lettori</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 15:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere dell'enologo]]></category>
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		<description><![CDATA[Franco Giacosa, dopo 45 vendemmie affrontate con passione e dedizione, lascia la direzione tecnica di Casa Vinicola Zonin. Il saluto ai lettori e ai blogger che hanno seguito e apprezzato in questi anni il suo lavoro e il suo prezioso contributo a Wine is Love. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/07/4514058377_57f4db537b_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2274" title="Franco Giacosa saluta i lettori" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/07/4514058377_57f4db537b_b.jpg" alt="" width="655" height="446" /></a></p>
<p><strong>Cari appassionati ed amici del vino che avete seguito per anni quanto ho postato sul Blog di Francesco Zonin, Vi informo che ormai ho superato i 65 anni di età.</strong></p>
<p>Ho quindi scelto di lasciare la direzione tecnica della <strong>Casa Vinicola Zonin </strong>per dedicarmi ad attività personali e ad interessi che, stante l’impegno aziendale, finora avevo potuto sviluppare solo parzialmente.  <strong>Mi sento fortunato ancora una volta perché lascio un’azienda in buona salute che ha raggiunto tutti gli ambiziosi obiettivi di qualità ipotizzati 14 anni fa ottenendo riconoscimenti che, quando ho accettato la sfida nel 1997, non osavo neanche sperare. </strong></p>
<p>Penso a “Mundus Vini” in Germania dove la Casa Vinicola Zonin nel 2009 è risultata l’azienda più medagliata, al Premio del Gran Vinitaly 2010, alle buone valutazioni delle guide nazionali e internazionali tra cui il Sole di Veronelli già nel 2003 e il piazzamento del<strong> Chianti Classico</strong> nei “<strong>Top Hundred</strong>” – anno 2010 &#8211; di Wine Spectator e ancora moltissimi altri prestigiosi riconoscimenti.</p>
<p>Ma sono anche orgoglioso delle opinioni dei tanti consumatori che oggi mi giungono molto lusinghiere e, per questo, desidero ringraziare anche tutti gli amici blogghisti che, con passione, mi hanno aiutato a definire l’assemblaggio del vino della Sicilia Symposio 2007, ormai molto ben considerato dal mercato e dalla critica.</p>
<p><strong>Dopo 45 vendemmie fatte spesso con apprensione ma sempre con molta soddisfazione e desiderio di migliorare anno dopo anno il vino che tutti noi amiamo</strong>, ora, a seguito di un cambiamento interno avvenuto negli scorsi anni, con assoluta serenità e forte motivazione, <strong>mi appresto a dedicarmi ad aspetti sociali e ad esplorare e studiare a fondo a tempo pieno alcuni percorsi che mi stanno a cuore come l’alimentazione naturale per la salute ed il benessere psico-fisico in generale.</strong></p>
<p>Cercherò anche di approfondire alcuni aspetti della biodinamica e della omeodinamica come mezzi per raggiungere l’auspicata salubrità degli alimenti garantendo nel contempo la massima integrità dell’ambiente.  Ho già fatto diverse pazienti ricerche su validi percorsi salutistici ed è mio <strong>vivo desiderio divulgare liberamente i risultati del mio lavoro di ricerca soprattutto per restare in contatto con le persone che mi sono sempre state vicino fino ad oggi</strong>.</p>
<p>Dopo ulteriori opportune verifiche in corso, conto per il prossimo autunno di condividere in modo semplice con Voi e con chi è interessato a tali aspetti, le mie molteplici conoscenze ed esperienze accumulate tramite una e-mail periodica o forse un sito totalmente indipendente.  <strong>Chiunque abbia il desiderio o la curiosità di conoscere i risultati di tali mie ricerche può inoltrare la propria e-mail all’indirizzo franco.giacosa5@libero.it e sarò ben lieto di inserirlo nella mailing list.</strong></p>
<p><strong>Ringrazio Francesco Zonin per avermi ospitato sul suo Blog</strong>.  Per ora ho deciso di prendermi una pausa sabbatica di qualche mese. Ci sentiremo con piacere dopo le vacanze estive che Vi auguro ricche di sole, serenità e riposo.</p>
<p>Con gratitudine, calorosamente, Vi saluto tutti con l’auspicio di un sereno e brillante futuro.</p>
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		<title>Terroir: il clima</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 13:13:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere dell'enologo]]></category>
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		<description><![CDATA[Arriva la terza parte di "Terroir": Franco Giacosa, l'enologo di Casa Vinicola Zonin, ci racconta l'influenza del clima sulla qualità del vino. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/ryanfb/2624927371/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2211" title="Foto di ryanfb" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/06/ryanfb.jpg" alt="" width="590" height="392" /></a></p>
<p><strong>Il clima costituisce uno dei fattori principali che caratterizza un “terroir”.</strong></p>
<p>La vite, le cui origini sono caucasiche, è una pianta che ama il caldo temperato e normalmente soffre l’eccesso di umidità.</p>
<p>Pur con differenze che dipendono dalle specifiche esigenze di una data varietà/clone, e dallo stato di salute della pianta, sono noti dei limiti come possibilità di coltivazione della pianta. <strong>Questi riguardano principalmente le temperature minime sopportabili che, per la Vitis vinifera europea, non debbono scendere al di sotto dei -15° C.</strong></p>
<p>Le temperature elevate, nell’ambito mediterraneo, raramente danneggiano la vite ma, occorre considerare che quando vengono superati i 35° C la funzione clorofilliana rallenta e diminuisce l’efficienza della pianta.</p>
<p>Quando poi le temperature raggiungono livelli ancora più elevati e per lunghi periodi in condizioni siccitose, la vite non lavora più, la maturazione dell’uva si blocca e, anche posticipando la vendemmia, i tannini risultano comunque amari, verdi ed astringenti e l’eventuale aumento degli zuccheri viene determinato solo dalla disidratazione degli acini con perdita di peso.</p>
<p><strong>Si può individuare un limite anche in base alla piovosità che si verifica in un determinato ambiente.</strong></p>
<p>Dipende molto in quale periodo dell’anno avvengono le precipitazioni ma l’esperienza ci suggerisce che sotto i 300 mm di precipitazioni all’anno la vite rischia lo stress idrico e, al di sopra dei 1500 mm la vite stenta a produrre uve di qualità e va incontro a seri problemi sanitari. <strong>Il ristagno dell’acqua inoltre può provocare stati di asfissia radicale. Molto dipende dal tipo di terreno</strong>, come ad esempio quello di tipo sabbioso o roccioso la cui permeabilità può compensare una elevata piovosità, nonchè dalla giacitura del vigneto/zona poiché se si è in presenza di una sufficiente pendenza viene assicurato lo scolo delle acque in eccesso.</p>
<p>Avendo presenti queste considerazioni possiamo comprendere come siano<strong> numerose le situazioni pedo-climatiche e le possibilità per la vite di esprimersi attraverso un frutto a composizione molto differente in base alle caratteristiche del microclima.</strong></p>
<p>Talvolta sono sufficienti piccoli spostamenti nel versante di una collina o in altitudine per trovare condizioni totalmente diverse che possono incidere fortemente sulla qualità dell’uva e sui vini che ne derivano.</p>
<p>Per rendere l’idea dell’importanza del clima di una sigola zona, passerei in rassegna ad alcuni aspetti del clima <strong>dopo aver accennato ai due principali costituiti dal calore e dalla piovosità</strong>:</p>
<p>1) <strong>Ventosità</strong>: dipende dall’intensità del vento; una costante e moderata ventilazione diminuisce enormemente lo sviluppo delle crittogame (peronospora, botrite, ecc.) riducendo la necessità di trattamenti antiparassitari.</p>
<p>2) <strong>Luce</strong>: la vite ama gli ambienti con molta luce e il maggior numero di giornate di sole. La luce solare è benefica per l’aspetto sanitario delle uve, per l’accumulo degli zuccheri e per la qualità e quantità dei tannini e degli antociani (sostanza colorante).</p>
<p>3) <strong>Brinate</strong>: sono molto dannose quelle primaverili poiché danneggiano i nuovi germogli determinando anche la perdita della produzione dell’anno.</p>
<p>4) <strong>Nebbia</strong>: significa umidità e poca luce per cui aumenta il rischio sanitario per la maggioranza delle varietà di vite.</p>
<p>5)<strong> Grandine</strong>: le grandinate leggere nel periodo vegetativo della vite danneggiano l’apparato fogliare ed in seguito i grappoli in fase di maturazione. Causano perdita di prodotto e problemi fitosanitari. Le grandinate più consistenti possono danneggiare la vite non solo per l’anno in cui si verificano ma anche perturbare l’equilibrio della pianta negli anni successivi.</p>
<p>6) <strong>Neve</strong>: nel periodo invernale ha solo effetti benefici.</p>
<p>Risulta evidente che tutti i fattori di cui abbiamo parlato,<strong> il clima, il terreno, l’altitudine, il vitigno ma anche l’opera dell’uomo costituiscono un sistema interdipendente per cui ogni fattore influenza gli altri</strong> e determina un’infinità di situazioni che caratterizzano un vino rendendolo intrigante, originale, e pieno di cultura e di fascino.</p>
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		<title>Il &#8220;Terroir&#8221;: l&#8217;altitudine</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 14:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chianti Classico Castello d'Albola]]></category>
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		<description><![CDATA[L'anima del vino? Il terroir. Franco Giacosa, l'enologo di Casa Vinicola Zonin, ci spiega perché nella rubrica "Il mestiere dell'enologo", 3 appuntamenti che fanno luce sui diversi componenti del terroir. Oggi il protagonista è l'altitudine. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/zonin/2801971655/sizes/o/in/set-72157606979223711/"><img class="aligncenter size-full wp-image-1867" title="Le vigne di Castello d'Albola" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/05/albolavigne.jpg" alt="" width="639" height="429" /></a></p>
<p>L’<strong>altitudine</strong> sul livello del mare di un vigneto ha una <strong>notevole importanza</strong> per la coltivazione della vite e  per la <strong>qualità dell’uva</strong> che si ottiene.</p>
<p>E’ un<strong> fattore </strong>che in definitiva incide sul clima e agisce sullo stato vegeto-produttivo della pianta e sulla maturazione dei frutti.</p>
<p>Tutti sappiamo come cambiano le temperature quando si passa dalla pianura alla collina o alla montagna e, dalle nostre esperienze, ricordiamo come le primizie siano disponibili nelle zone più basse a inizio stagione e come man mano maturino le produzioni ad altitudini sempre più elevate.</p>
<p><strong>In generale si calcola che, innalzandosi dal livello del mare, ad ogni 170 metri corrisponda una diminuzione della temperatura di 1° C.</strong></p>
<p>Vi è un <strong>limite di altitudine massimo oltre il quale non è più possibile coltivare la vite</strong> ed è in stretta relazione con la <strong>latitudine</strong> e varia molto a seconda della <strong>posizione geografica </strong>del vigneto e delle condizioni di <strong>giacitura</strong> ed <strong>esposizione</strong>. Ad esempio, se oltre i 300 m di altitudine è difficile coltivare la vite in Ungheria, detto limite si innalza a 600/800 m nelle Langhe, in Piemonte, a 1300 m sull’Etna, in Sicilia, fino a 3500 m sulle Ande, nell’America Latina.</p>
<p>La maturazione e l’accumulo zuccherino cambiano notevolmente da un’altitudine all’altra e si calcola che ad ogni 100 m di aumento dell’altitudine vi sia una diminuzione di quasi un grado della gradazione zuccherina dell’uva.</p>
<p><strong>Le differenze di altitudine contribuiscono molto alla qualità dell’uva e del vino che ne deriva </strong>poiché oltre al tenore zuccherino influenzano il patrimonio aromatico dell’uva, le sostanze coloranti, i tannini, l’acidità, il pH e ancora molti altri componenti dell’uva stessa.</p>
<p>Da ciò deriva anche la caratterizzazione dei vini provenienti da zone a diverse altitudini che assumono doti di particolare freschezza e leggerezza piuttosto che di intensità colorante, corpo, alcolicità, struttura ecc.</p>
<p>Fin dai tempi antichi era convinzione diffusa che la vite prediligesse il colle alla pianura (“<em>apertos Bacchus amat colles</em>” cantò Virgilio nelle Georgiche). Tuttavia, oggi, con il miglioramento delle <strong>tecniche agronomiche</strong> e la <strong>selezione clonale</strong> si possono raggiungere anche nelle zone pianeggianti di poco al di sopra del livello del mare ottime produzioni e, in alcuni casi, punte di eccellenza come per esempio nel Pommerol a Bordeaux dove si produce il celebrato “Petrus”.</p>
<p>Detto questo, quello che molti anni fa affermava il professore Denis Dubourdieu, “le più alte vette qualitative si raggiungono nelle altitudini prossime al limite per la singola varietà”, sembra corretto in base a molte osservazioni pratiche.</p>
<p>Quando si è al limite di altitudine, l’andamento climatico dell’annata diventa determinante e, se nel periodo estivo/autunnale cade molta pioggia e le temperature si abbassano eccessivamente, si rischia di non raggiungere l’ottimale grado di maturazione delle uve che restano molto alte in acidità, con poco colore e tannini verdi e astringenti. <strong>Quando invece il clima è favorevole in alta collina si ottengono eccellenti uve che danno vini equilibrati di grande finezza, longevità ed estremamente piacevoli.</strong></p>
<p>Credo che l’esempio migliore sia proprio <strong>Castello d’Albola in Radda in Chianti</strong>, dove il <strong>Sangiovese</strong> viene coltivato fino a 600 m s.l.m. nei terreni rocciosi a grande pendenza ed esposti rigorosamente a sud dove ogni anno si vive con ansia il periodo della maturazione delle uve e si arriva a vendemmiare anche alla fine di ottobre e qualche anno oltre.</p>
<p><strong>Ma è proprio il Chianti di Albola che assume una sua originalità, estrema eleganza e capacità di sfidare il tempo come dimostrano le bottiglie di oltre 50 anni conservate nell’infernotto del Castello.</strong></p>
<p>Sono vini che non hanno un colore impenetrabile, neanche una corposità massiccia ma un’ottima piacevole consistenza e freschezza che li rende attraenti. Normalmente non sono vini da competizione e non raggiungono i più alti punteggi delle guide ma, gustati a tavola, danno grande soddisfazione e si fanno bere e ribere come spesso accade con un ottimo vino di  Borgogna.</p>
<p>Forse anche i critici cominciano a prestare attenzione ai vini che esprimono finezza più che potenza, considerato che il <strong>Chianti di Albola 2007 </strong>è stato posizionato al 43° posto nella <strong>classifica dei Top Hundred </strong>stilata dalla prestigiosa e autorevole rivista <strong>Wine Spectator.</strong></p>
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		<title>Vi racconto il Symposio 2007</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Symposio 2007]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco Giacosa, l'enologo di Casa Vinicola Zonin, racconta il percorso di Symposio 2007, il vino nato dal progetto MyFeudo che ha visto Casa Vinicola Zonin confrontarsi con i sommelier italiani e il pubblico online per un vino "open source". ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p><img class="size-full wp-image-1745 alignleft" title="il Symposio raccontato da Franco Giacosa" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/03/Symposio-PdB-750.jpg" alt="" width="272" height="651" /></p>
<p>Due conferme mi sembrano interessanti riguardo a <strong>Symposio 2007</strong>: la medaglia d’oro vinta al concorso internazionale “<strong>Berliner Wein Trophy 2011</strong>” e la degustazione con una ventina di giornalisti avvenuta in Sicilia giovedì 10 marzo in occasione di <strong>Sicilia En Primeur</strong>.</p>
<p>La degustazione &#8211; svoltasi durante una bellissima cena &#8211; ha coinvolto professionisti da tutto il mondo, dal Giappone alla Finlandia, da Israele alla Germania, oltre ovviamente all&#8217;Italia, che hanno assaggiato vini siciliani di ottima fattura, di varietà locali (Nero d’Avola) e varietà “internazionali” (Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah).</p>
<p>Il <strong>Symposio 2007</strong>, quasi sconosciuto, è partito in sordina ed è andato in crescendo.</p>
<p>A fine cena molti dei presenti hanno voluto assaporare un altro bicchiere di Symposio scegliendolo come vino da conversazione. Al di là dei calorosi apprezzamenti, un degustatore mi ha fatto osservare che tutte le bottiglie di Symposio erano state letteralmente svuotate, aggiungendo: “la qualità di un gran vino si dovrebbe misurare in base al livello di svuotamento delle bottiglie in tavola”. Non potevo essere più d’accordo.</p>
<p>Questo ci testimonia la bontà della strada intrapresa, che è partita tenendo presente i pareri dei <strong>Blogger</strong> <strong>coinvolti </strong>nel progetto  ed è continuata con l’assemblaggio in cantina e l&#8217;imbottigliamento del vino.</p>
<p><strong>Le prime degustazioni </strong>effettuate subito dopo la messa in bottiglia non sono state molto convincenti: è noto che l’operazione di imbottigliamento preceduta da chiarifica e filtrazione porta ad una certa chiusura del vino nei profumi e una certa sensazione di irrigidimento anche in bocca.</p>
<p>Ma le sensazioni che provavo, e condivisa anche da alcuni bloggers, riguardavano particolarmente l’impressione di poca integrazione delle varie componenti per raggiungere l’<strong>armonia</strong> (il mio pallino fisso!).</p>
<p>Ho assaggiato e riassaggiato il <strong>Symposio 2007</strong> in giornate e situazioni diverse e sono rimasto davvero sorpreso per i positivi cambiamenti che ha fatto in 8 mesi di affinamento in bottiglia.</p>
<p>La prima cosa che mi ha colpito era il <strong>carattere fruttato molto evidente,</strong> dolcissimo e invitante, ben integrato con un legno fine e discreto dove comincia a percepirsi, al terzo anno di vita, una componente terziaria finissima.</p>
<p>Ma è in bocca che arrivano piacevoli sorprese: un&#8217;importante struttura dovuta alla fittezza dei tannini ma anche il volume e la rotondità conferite dalle uve ben mature. <strong>L’equilibrio delle componenti del vino è straordinario</strong>. Ritornano in bocca le sensazioni di frutta rossa giunta a perfetta maturazione e molto gustosa.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>Symposio 2008</strong>, che posso già anticiparvi si presenta molto bene (abbiamo tentato una ipotesi di assemblaggio con il dott. Cufari riprendendo in mano tutte le critiche costruttive lette e discusse durante la degustazione di Vinitaly 2010), conto di raccontarlo in un mio prossimo post.</p>
<p>Desideravo, con l’occasione, ringraziare vivamente tutti coloro che hanno partecipato al progetto di assemblaggio del <strong>Symposio </strong>per tutti i suggerimenti e le preziose indicazioni. Per chi avesse voglia, saremmo lieti di incontrarci di nuovo per riassaggiare con voi il Simposio 2007 &#8220;affinato&#8221; e scoprire l&#8217;anteprima del 2008.</p>
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		<title>Il &#8220;Terroir&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 10:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'anima del vino? È il terroir. Franco Giacosa, l'enologo di Casa Vinicola Zonin, ci spiega perché nella rubrica "Il mestiere dell'enologo" con 3 appuntamenti che fanno luce sui diversi componenti del terroir. Oggi il protagonista è il terreno. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1563" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/zonin/2795242237/sizes/z/in/set-72157606942476309/ "><img class="size-medium wp-image-1563" title="Il Terroir" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2011/02/Giacosa1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Vigne del Feudo Principi di Butera</p></div>
<p>Senza voler entrare nei dettagli e nelle numerose sfumature delle definizioni elaborate in diverse sedi, mi pare che si possa considerare il “<strong>Terroir</strong>” come <em>l&#8217;insieme di fattori che in   una determinata zona interagiscono conferendo al vino una sua originalità.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>In sostanza un insieme di vigneti di una stessa zona che hanno in comune il tipo di suolo, le condizioni climatiche, i vitigni e saperi umani tali, da apportare al vino una sua specificità unica.</p>
<p>I <strong>fattori principali</strong> che entrano in gioco dunque sono:</p>
<ul>
<li>una certa estensione di terreno vitato con      caratteristiche abbastanza omogenee</li>
<li>una situazione macro e micro climatica specifica      della zona;</li>
<li>uno o più vitigni che si possono esprimere in      modo originale nella determinata zona;</li>
<li>una comunità umana che nel tempo abbia      sviluppato un sapere collettivo tale da poter conferire caratteristiche      distintive a quell&#8217;area e a quella produzione;</li>
<li>la possibilità di poter ottenere  il riconoscimento e      l’apprezzamento dei viticoltori e del mercato.</li>
</ul>
<p>Su questi fattori si può veramente molto parlare e discutere.</p>
<p>In ogni post proverò a fare delle considerazioni sui singoli fattori che entrano a far parte del concetto di “<strong>Terroir</strong>” e, con il primo post, comincerò dal terreno.</p>
<p>Sul <strong>terreno</strong> la vite radica, vive e assume le sostanze che, trasformate dalla parte aerea della pianta, consentono lo sviluppo della stessa e l&#8217;accumulo nell&#8217;uva di tanti preziosi composti quali gli zuccheri, gli acidi, i polifenoli, gli aromi, ecc.</p>
<p>Il tipo di terreno innegabilmente influenza moltissimo le caratteristiche dell&#8217;uva e del vino.</p>
<p>Gli studi sul terreno sono ormai molto approfonditi e ci forniscono numerose utili informazioni a partire dalla tessitura fino alla composizione chimica e biologica.</p>
<p>Le caratteristiche dei terreni sono molto variabili da zona a zona a seconda del tipo e periodo di formazione o posizione geografica degli stessi.</p>
<p>Ciò rende complicato il lavoro di definizione in modo preciso, di una data zona che esprima omogenee caratteristiche per identificare un <strong>“terroir”</strong>.</p>
<p>La tessitura, la fertilità, la ricchezza in macro e micro elementi, la pendenza, la profondità e la stratificazione del terreno sono alcuni aspetti che incidono sullo sviluppo della vite e che spesso variano anche nello stesso vigneto complicando la vita al viticoltore e all’enologo.</p>
<p>Il contenuto in calcare, argilla, limo, sabbia, sostanza organica, pietre o rocce, la capacità di drenare l’acqua o di ritenerla, influiscono in modo determinante sulla capacità di un dato terreno di produrre uve di qualità.</p>
<p>Nel tempo, gli agricoltori con l’attenta osservazione dei risultati qualitativi hanno maturato la capacità di capire <strong>quali terreni siano da considerare adatti alla coltivazione del vigneto</strong>.</p>
<p>Molte zone hanno storicamente assunto una grande reputazione per la produzione di uve e vini con specifiche caratteristiche di elevate qualità.</p>
<p>Si possono definire “<strong>terroir</strong>” rinomati quelli che, al loro interno, possono avere un vigneto o alcuni vigneti che regolarmente forniscono ai viticoltori una qualità di maggior pregio. In questo caso si parla di “cru”.</p>
<p>Dal Piemonte alla Sicilia, sono ormai ben identificati diversi terreni viticoli che, a parità di condizioni consentono di ottenere uve particolarmente pregiate e caratteristiche.</p>
<p>Sono zone conosciute dove le uve raggiungono, ad esempio, una maggiore gradazione zuccherina di altre, altre in cui si ottiene una maturazione anticipata, un maggior carattere fruttato, una maggiore corposità dei vini, una maggiore longevità, maggiore intensità di colore, maggiore o minore acidità, pH e così via.</p>
<p>Per rendere l’idea dell’importanza del tipo di terreno sulla qualità dell’uva, mi piace ricordare la mia esperienza nella selezione delle uve di <strong>Nero d’Avola</strong>, vitigno coltivato in quasi tutte le province della Sicilia, dove i terreni sono molto diversi da luogo a luogo.</p>
<p>I vecchi contadini delle zone della costa meridionale della <strong>Sicilia</strong> che va da <strong>Pachino</strong> ad <strong>Agrigento</strong> affermavano con convinzione che le migliori qualità delle uve si ottenevano nei terreni bianchi, ricchi di calcare.</p>
<p>In effetti anche i risultati della vinificazione delle uve davano loro ragione in quanto nei terreni bianchi si ottenevano dei vini più eleganti, fruttati, con tannini setosi e molto longevi.</p>
<p>Abbiamo poi compreso che vi era un motivo preciso per cui il <strong>Nero d’Avola</strong> fosse coltivato in quei vigneti .  Il <strong>Nero d’Avola</strong>, essendo un vitigno molto vigoroso, se viene coltivato in terreni mediamente fertili tende a vegetare e a produrre molto a spese della qualità mentre, coltivato nei terreni con elevato contenuto in calcare, la vigoria della pianta si calma e la vite raggiunge uno sviluppo vegeto/produttivo ideale per una produzione equilibrata e di alta qualità.</p>
<p>Ogni zona di coltivazione della vite con il suo tipo di terreno è potenzialmente un particolare “terroir”  quando coesistono gli altri fattori.</p>
<p>Oggi a mio avviso la possibilità di successo di un’azienda vitivinicola è fortemente determinata proprio dalla capacità del viticoltore di comprendere i propri terreni e di adottare portainnesti, varietà e cloni adatti alle singole parcelle.</p>
<p>Nel prossimo post cercheremo di fare alcune considerazioni sul secondo fattore importante che caratterizza un dato <strong>“Terroir”</strong>: l&#8217;altitudine.</p>
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		<title>I grandi vini, i piccoli produttori e il mercato</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere dell'enologo]]></category>
		<category><![CDATA[giacosa]]></category>
		<category><![CDATA[nero d'avola]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli produttori]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mio ultimo post dedicato al Nero d&#8217;Avola, ho ricevuto un commento interessante da parte di Paola, che è stato spunto per alcune riflessioni. Chi volesse leggere il commento lo trova qui, condivido con tutti la mia risposta. Gentilissima Paola, grazie per quanto mi ha scritto dopo aver letto il post sul Nero d’Avola; cercherò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio <a href="http://www.wineislove.it/perche-continuare-ad-amare-il-nero-davola" target="_blank">ultimo post dedicato al Nero d&#8217;Avola</a>, ho ricevuto un commento interessante da parte di Paola, che è stato spunto per alcune riflessioni. Chi volesse leggere il commento lo trova <a href="http://www.wineislove.it/perche-continuare-ad-amare-il-nero-davola#comment-1030" target="_blank">qui</a>, condivido con tutti la mia risposta.</p>
<p>Gentilissima Paola, grazie per quanto mi ha scritto dopo aver letto il post sul Nero d’Avola; cercherò di dare una risposta alle sue domande.</p>
<p>Mi ha colpito la passione per il mondo vitivinicolo che traspare, unita alla comprensibile apprensione per lo sforzo di combinare la qualità ed una certa redditività della sua azienda.</p>
<p>La prima osservazione riguarda <strong>il periodo in cui stiamo operando </strong>che, in generale, non è dei migliori dal punto di vista economico ed anche il settore vinicolo (pur meno penalizzato rispetto ad altri) ne subisce gli effetti. Chi come me ha vissuto per oltre 40 vendemmie ha una conoscenza diretta dei cicli negativi e positivi che storicamente si sono verificati.<br />
Ricordo come <strong>negli anni settanta il Chianti valesse meno di un banale vino da tavola e rimanesse spesso invenduto; per non parlare del Nero d’Avola che trovava enormi difficoltà di vendita anche sfuso</strong>.<br />
In effetti, dopo molti anni di grandi successi,<strong> i vini ed in particolare quelli toscani stanno fronteggiando una domanda di mercato piuttosto fiacca con un aumento naturale della competizione, anche di prezzo</strong>. Non fa piacere a nessuno trovarsi in situazioni difficili ma credo che proprio in questi momenti ci siano le condizioni per consistenti miglioramenti con l’attuazione di tutti quegli interventi per poter beneficiare del prossimo ciclo positivo.</p>
<p>La seconda osservazione è il riferimento alle <strong>difficoltà per le piccole e piccolissime aziende a raggiungere l’equilibrio costi/ricavi</strong>. E’ indubbio che costi e sforzi per districarsi in una situazione sempre più impegnativa e complicata stanno, a volte, diventando enormi per chi non è strutturato con personale specializzato.<br />
Tuttavia le piccolissime aziende hanno vantaggi come l’investimento moderato ed il basso carico di mano d’opera fissa. Non sono vantaggi trascurabili.</p>
<p>Concordo sul fatto che <strong>le normative dovrebbero semplificare le attività artigianali agricole e si dovrebbero evitare ostacoli burocratici a volte molto difficili da superare</strong>.<br />
Un aiuto per risolvere le problematiche produttive e di mercato sarebbe auspicabile poichè potrebbe consentire una migliore valorizzazione della produzione grazie anche ai molti vini dalla grande personalità e riconoscibilità.<br />
Il consumatore, inoltre, è sempre più sensibile ai prodotti alimentari provenienti da aziende che rispettano l’ambiente e ritengo che per una azienda la conduzione integrata possa dare nel prossimo futuro buone soddisfazioni anche reddituali.</p>
<p>Infine sono sicuro che il Chianti ottenuto principalmente da Sangiovese con delle piccole quantità di Cannaiolo e di Colorino, possibilmente rinunciando ai vitigni internazionali, vinificato ed elevato in modo tale da esaltare la finezza, la piacevolezza e l’armonia non tarderà a farsi apprezzare distinguendosi da Sangiovesi coltivati in altre aree.</p>
<p>Al riguardo della<strong> scelta del Nero d’Avola “vero” </strong>non ho molti consigli da darle. In effetti essendo il vitigno a bacca rossa più coltivato in Sicilia, oggi nel mercato si trovano bottiglie provenienti da tutte le provincie ed a prezzi molto differenti. Sappiamo che il Nero d’Avola si esprime molto bene quando è coltivato in media collina e su terreni bianchi, ricchi di calcare, ma non sempre l’etichetta ci aiuta a distinguerlo.<br />
Scegliendo un’azienda viticola in un determinato territorio, che possibilmente vinifichi e imbottigli all’origine, c&#8217;è un minor rischio di sbagliare.</p>
<p>Per quanto riguarda l’ultima domanda la rassicuro in quanto, pur essendo vero che le nuove norme prevedono le denominazioni distinte in IGP e DOP, <strong>è lasciato alla scelta degli imbottigliatori il mantenimento delle IGT, DOC e DOCG</strong>. Considerata la notorietà raggiunta in molti anni da queste ultime sono sicuro che molti produttori manterranno le attuali denominazioni.</p>
<p>Buon lavoro per la prossima vendemmia!</p>
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		<title>Perché continuare ad amare il Nero d&#8217;Avola</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 13:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Feudo Principi di Butera]]></category>
		<category><![CDATA[Le tenute]]></category>
		<category><![CDATA[costo uve]]></category>
		<category><![CDATA[franco giacosa]]></category>
		<category><![CDATA[nero d'avola]]></category>
		<category><![CDATA[Recessione]]></category>

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		<description><![CDATA[In risposta al mio ultimo post sul Nero d&#8217;Avola, Lillo ha lasciato un commento che offre un contributo positivo e spunti per interessanti riflessioni che vorrei condividere con tutti voi. Un unico appunto prima di entrare nel merito: la sua chiusura “un agricoltore che amava la Vite” è comprensibile come provocazione ma molto sbagliata. Chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta al mio ultimo <a href="http://www.wineislove.it/ho-visto-rinascere-il-nero-davola">post sul Nero d&#8217;Avola</a>, Lillo ha lasciato un <a href="http://www.wineislove.it/ho-visto-rinascere-il-nero-davola#comment-232" target="_self">commento</a> che offre un contributo positivo e spunti per interessanti riflessioni che vorrei condividere con tutti voi.</p>
<p>Un unico appunto prima di entrare nel merito: la sua chiusura “un agricoltore che amava la Vite” è comprensibile come provocazione ma molto sbagliata.<br />
Chi, come me e come molti altri agricoltori, enologi, e imprenditori agricoli anziani, ha trascorso tanti anni  nel settore è ben consapevole dell’<strong>alternarsi di cicli di espansione ed euforia con periodi di difficoltà</strong>.<br />
Secondo me il bravo agricoltore è quello che con molto equilibrio sa fare tesoro dei cicli positivi, senza perdere la testa, ma che non si fa prendere dallo sconforto nei periodi di difficoltà anzi, sa reagire trovando soluzioni originali per affrontare la nuova situazione e prepararsi per la prossima fase di espansione/sviluppo.<br />
In sostanza mi pare saggio non scoraggiarsi mai sapendo che la vite, come recita un antico detto, ha da sempre consentito al contadino di portare a casa il pane (e anche il companatico).</p>
<p>Le sono molto grato per quanto ha scritto in merito al <strong>modo di coltivare la vite, da trattare come singola pianta e non come sistema uniforme standardizzato</strong>.<br />
Ha espresso meglio di me l’atteggiamento che ogni viticoltore deve avere verso ogni singola vite per raggiungere l’equilibrio vegeto-produttivo ideale per ottenere un’elevata qualità dei vini.</p>
<p><a title="Feudo Principi di Butera - Merlot Calat by Casa Vinicola Zonin, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/zonin/sets/72157606942476309/" target="_blank"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3038/2796140258_4f880399a1.jpg" alt="Feudo Principi di Butera - Merlot Calat" width="379" height="251" /></a></p>
<p>Sono anche d’accordo che<strong> le situazioni di eccessivo stress possono portare ad un blocco della pianta e danneggiare la qualità dell’uva ma con ciò non dobbiamo dimenticare che le situazioni limite </strong>(non oltre limite) <strong>ben gestite portano all’eccellenza qualitativa</strong>.<br />
Conosciamo l’elevata qualità del Nero d’Avola coltivato nei terreni di color bianco/grigio chiamati “trubi” dove le gradazioni alcoliche non sono eccessive ma la qualità&#8230;!</p>
<p>Passando alla questione dei <strong>prezzi delle uve</strong> ammetto che <strong>in questi tempi non raggiungono livelli accettabili per i viticoltori</strong>. La causa è da ricercare nel mercato che ormai è globalizzato, altamente competitivo e al momento si ritrova con la preoccupazione di una recessione a livello mondiale.<br />
Le spinte sui prezzi sono fortissime ed il Nero d’Avola che è anche la varietà a bacca rossa più coltivata in Sicilia sconta la forte offerta di vino ed una debolezza della domanda. Ho anche l’impressione che la richiesta di vini di elevato prezzo stia diminuendo per cui risulta molto difficile, al presente, che il panorama si modifichi rapidamente.<br />
So che i contadini sanno stringere i denti (oggi lo deve fare anche l’imprenditoria ed il commercio) in attesa che la situazione evolva in positivo.<br />
<strong>Occorrerà cercare la riduzione dei costi senza abbassare il livello qualitativo dell’uva e confidare in un mercato che possa remunerare la costanza, l’impegno e la passione</strong>.<br />
Il vino è sopravvissuto perfino al nero periodo del Medio Evo e certamente continuerà ad essere, come diceva il Pasteur “ la più sana e la più igienica delle bevande” nel prossimo futuro.<strong><br />
Il Nero d’Avola</strong> che è stato oggetto di uno sviluppo impensabile e ormai è apprezzato ovunque con pari dignità dei grandi vitigni italiani e <strong>continuerà ad avere un mercato che potrà remunerare il produttore ed il viticoltore</strong>. Occorrerà assicurare che continui ad essere prodotto con criteri qualitativi e che venga opportunamente valorizzato sul mercato.<br />
Un primo passo in questa direzione si sta facendo verso l’approvazione di una DOC Sicilia che possa definire delle regole precise per tutta la produzione isolana limitandone l’imbottigliamento in zona di produzione.<br />
<strong> Dunque pensare ed operare in positivo e arriveranno le soddisfazioni.</strong></p>
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		<title>Ho visto (ri)nascere il Nero d&#8217;Avola</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 14:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[deliella]]></category>
		<category><![CDATA[franco giacosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Una domenica di sole mi ha accolto a Catania nell&#8217;incredibile cornice del Monastero dei Benedettini, per l&#8217;occasione teatro di grande suggestione per celebrare la sommellerie e il vino siciliano. Camminare per i chiostri, scoprire i meandri più nascosti del complesso, perdersi tra i tanti dettagli testimoni di una storia secolare dedicata alla preghiera e al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una domenica di sole mi ha accolto a Catania </strong>nell&#8217;incredibile cornice del Monastero dei Benedettini, per l&#8217;occasione teatro di grande suggestione per celebrare la sommellerie e il vino siciliano.<br />
Camminare per i chiostri, scoprire i meandri più nascosti del complesso, perdersi tra i tanti dettagli testimoni di una storia secolare dedicata alla preghiera e al lavoro proprio di quei monaci che mentre il medioevo distruggeva la coltura stessa della vite, tramandavano e consacravano l’arte e la maestria di fare vino.</p>
<p><span id="more-304"></span></p>
<p><strong>E&#8217; stato un piacere e un&#8217;emozione, di fronte a così tanti sommeliers preparati, guidare la degustazione ispirata al Nero d’Avola</strong>, un vitigno a cui mi sento molto legato e che tanto mi porta indietro tra i ricordi.<br />
Frammenti degli ultimi quarant&#8217;anni di vino siciliano, da quando <strong>nel 1968 per la prima volta mi avvicinai a questa varietà all&#8217;epoca quasi sconosciuta, in un&#8217;enologia siciliana che trovava dignità a Marsala e a tratti sulle pendici dell&#8217;Etna e poco più</strong>.<br />
Anni trascorsi a scoprire in ogni angolo di Sicilia le molteplici attitudini del Nero d’Avola, i diversi contesti in cui si ambientava e le diverse forme che riusciva a imprimere al vino.<br />
Ricordo le terre in cui quasi solamente il mandorlo riusciva a proliferare, tanto estreme erano le condizioni climatiche e di terreno.<br />
<strong>E invece era proprio lì che il Nero d’Avola, notoriamente varietà vigorosa, calmava il suo impeto per impegnarsi su una maturazione complessa capace di regalarci vini potenti ed eleganti nello stesso tempo</strong>. Appena cominciato ad applicare un’enologia corretta, anche se elementare, i risultati qualitativi non sono mancati. Grazie anche a una viticoltura tradizionale in cui era molto diffuso un alberello che naturalmente conferiva bassa resa con uve sane e di qualità.</p>
<p><strong>Negli anni settanta mi imposi perché accanto al termine Calabrese proprio il nome Nero d’Avola venisse ammesso come sinonimo nel registro Nazionale delle Varietà di Vite</strong> per indicare questa cultivar che avrebbe dettato la più esplosiva moda nel gusto del nuovo millennio.</p>
<p>Le grandi emozioni arrivarono<strong> negli anni ottanta</strong>, con gli <strong>straordinari risultati delle prime esperienze di affinamento in barrique di quel Nero d’Avola </strong>che dimostrava di avere struttura adeguata per un affinamento importante. Le barriques ai tempi erano sconosciute in Sicilia nell’accezione francese del termine, ma in effetti non erano nient’altro che i tradizionali caratelli che da secoli avevano trasportato il vino siciliano nel mondo.<br />
Scoprimmo un vino dai tannini di seta, finissimi, capaci di dare corpo al tono fruttato del vino e quindi portare a quell’armonia che in molti come me reputano essere l’unico vero parametro di eccellenza di un vino.<br />
Grandioso il Nero d’Avola, per di più in virtù di quell’acidità congenita che non lesina mai in freschezza ed eleganza, garantendo struttura al vino e in espressioni a tratti di raffinata potenza.</p>
<p><strong>Nel 1997</strong> poi, <strong>sono riuscito a coronare uno dei miei sogni: far nascere la mia idea di Nero d’Avola, partendo dalla selezione stessa della zona, della vigna, dei cloni, del sesto d’impianto, dell’affinamento</strong>. Con l’aiuto del dott. Gianni Zonin, che mi ha supportato in questa mia visione, oggi quell’idea ha un nome: Deliella. Sono personalmente entusiasta che questo mio sogno  si sia realizzato, ma ancor più che sia condiviso da tanti appassionati del buon bere che confermano ogni giorno la bontà di quel che è nato esattamente quarant’anni fa. Sul piano qualitativo sono sicuro il Nero d’Avola possa ancora raggiungere traguardi impensabili, ma a condizione di venire poi valorizzato correttamente sul mercato, e per questo ringrazio l’associazione dei sommeliers per quanto ha fatto sinora e per quello che farà.</p>
<p><a href="http://www.wineislove.it/tasting-list/index.html" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-315" title="banner-finepost1" src="http://www.wineislove.it/wp-content/uploads/2008/11/banner-finepost1.png" alt="" width="497" height="50" /></a></p>
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