Bere bene in periodo di crisi si può
Chi l’ha detto che per bere bene bisogna spendere tanto?
Per una cena in casa in Italia si riesce a comprare una buona bottiglia a un prezzo più che ragionevole.
E’ la grande rivoluzione che ha trasformato l’Italia del vino negli ultimi 20 anni e che permette oggi a molti appassionati di soddisfare la propria curiosità a prezzi più che contenuti. La considerazione si fa importante in un periodo di crisi come questo: in America si sono inventati i recession wines e molto altro e il Sole24ore ha pubblicato la guida ai vini al di sotto degli 8 euro (grazie Fabio).
Sembra quasi ci sia un’inversione di tendenza rispetto agli anni ‘90: allora un vino più costava e più era buono o era motivo di vanto per l’acquirente. Oggi sento spesso commenti da appassionati che girano l’Italia in cerca di vini di qualità e si vantano quasi del prezzo che hanno pagato, indipendentemente dalle capacità di spesa dell’individuo (la frase che sento spesso ripetere suona all’incirca così: ottimo vero? E pensa che l’ho pagato solo 8 euro!).
C’è un secondo fenomeno credo valga la pena approfondire e tenere sotto osservazione. Ero negli USA il mese scorso a cena in un noto ristorante la cui clientela sembra non risentire della crisi, ed il ristoratore mi disse che notava uno strano fenomeno legato al vino: ottimi clienti che si rifiutavano di acquistare bottiglie costose perchè non “politically correct” nei confronti di un’economia in recessione.
Forse un fenomeno legato al solo mondo anglosassone, forse solo un’anticipazione (come sempre parte dall’America) di un fenomeno più ampio (credo si possa applicare anche al mondo dell’asporto).
Sarà curioso seguire entrambi questi trend, anche se credo che ogni tanto sia più che giustificato fare uno strappo alla regola per un piccolo upgrade sulla bottiglia di vino: fa bene all’anima e allo spirito!
Tag: costo vino, vino crisi




Mi chiamo Francesco Zonin e con questo blog vorrei condividere con voi il lavoro quotidiano, spesso sconosciuto, dietro i nostri vini e soprattutto ascoltare i vostri suggerimenti e le vostre opinioni. ...


















18-01-2009 alle 12:05 pm
Ciao Francesco,
concordo pienamente con il tuo post.
Aggiungerei però che serve l’informazione completa della provenienza del vino.
Perchè questo è fondamentale secondo me.
Se andiamo alla battaglia dei prezzi, legandoci solo a quello non credo che sia la strada giusta.
Ma noi possiamo vantare in tutta Italia di produrre vini veramente buoni, con aziende alle spalle serie che lo producono e con un costo sotto gli 8 o 10 euro.
Allora in questo caso sono pienamente d’accordo con te. Ma anche meno.
Conosco aziende come Zucchi a Modena che fà un Lambrusco buonissimo e credo sia sui 4 euro / 4,5 euro oppure la Barbera d’Asti del mio amico Franco Roero che esce dalla cantina a 4,5 euro, favolosa.
E potrei andare avanti tanto.
Ma la cosa più importante è la figura dietro di chi produce che mi fà stare tranquillo su quello che bevo.
Ciao e a presto per conoscerci di persona magari al Vinitaly.
Davide
20-01-2009 alle 12:58 pm
Caro Davide, pienamente d’accordo con te!
Ho preso come riferimento gli 8 euro per riallacciarmi all’interessante Guida del Sole24, ma ci sono dei veri gioielli che costano anche meno.
Circa maggiori informazioni sulla provenienza del vino o del produttore, sfondi una porta aperta!
Non ringrazieremo mai abbastanza i ristoratori o tutte le persone che stanno dietro il bancone e che fanno continuamente da ambasciatori a noi produttori, raccontando cosa o chi c’è dietro ogni bottiglia. Ma non possiamo affidare questo onere solo a loro…
Purtroppo però le dimensioni medie del nostro comparto non permettono grandi investimenti in comunicazione, ed oggi siamo quasi tutti più impegnati a garantire una distribuzione dei nostri prodotti (sempre più difficile) rispetto alla corretta informazione degli stessi.
Per fortuna negli ultimi anni sono venuti in soccorso nuovi media che stanno aiutando noi produttori ad andare verso questa direzione, primo fra tutti quello che sto utilizzando in questo momento con te!
Non fermiamoci, siamo solo agli inizi.
30-08-2009 alle 10:23 am
Buon giorno Francesco,
gran bel post che affronta un tema davvero importante per chi produce vino o uve da vino (io aiuto il mio compagno che ha un piccolo vigneto chianti docg in Toscana, ma conferiamo le uve alla cantina sociale) e che offre vari spunti di riflessione.
Credo che il prezzo di una bottiglia di vino non sia più da tempo, purtroppo, indice e sinonimo di qualità. E l’acquirente non sempre sa cosa compra perchè le etichette spesso non sono esaustive: riportano il luogo di imbottigliamento ma quasi mai indicano il luogo di produzione, il/i vitigno/i utilizzato/i e purtroppo è nota a molti l’abitudine di acquistare uve chissà dove per produrre vino, non foss’altro quando la domanda da parte del mercato è più alta dell’offerta vendibile a seguito di annate non felici.
I periodi di crisi pare inducano i consumatori a spendere meno ma meglio, per cui anche i vini dovrebbero seguire questo trend. Peccato che al miglioramento dei consumi non corrisponda l’aumento del prezzo a quintale delle uve riconosciuto a chi produce, che in Toscana si è abbassato molto (chianti docg di qualità buona e gradazione intorno ai 20 aveva un prezzo nel 2008 di circa 70 €/q).
Con le lire, 10/12mila era il prezzo cui si potevano acquistare buone bottiglie, oggi da noi trovo vini buoni in una fascia che va di 4.5 euro a salire per quelli prodotti, imbottigliati e distribuiti da consorzi. Dai 6 agli 8 euro per gli imbottigliati direttamente dal produttore.
Sta’ pero’ prendendo largamente piede il fenomeno della vendita di vino sfuso dove un montepulciano lo si acquista per circa 3 euro/litro e la qualità non è male. Non so se questo andrà a danno o vantaggio nè di chi, staremo a vedere.
A presto, Paola