Archivio per la categoria ‘Recessione’

Primi appuntamenti fotovendemmia 2009: Tenuta Il Bosco

04-09-2009

L’altra tenuta (oltre alla Tenuta Ca’ Bolani) che apre la serie dei cinque incontri previsti dalla fotovendemmia di quest’anno è la Tenuta Il Bosco, nell’Oltrepo pavese (potete vederla qui). Nonostante il lavoro ferva in vigna, il direttore di tenuta Piernicola Olmo avrà il piacere di condividere (con voi e con le vostre fotocamere) alcuni momenti salienti della vendemmia.

Tenuta il Bosco - Veduta

L’invito è rivolto agli appassionati di foto e di vino e a tutti i lettori di questo blog che abbiano voglia di fotografare alcuni momenti della vendemmia 2009.
Chi è interessato, può confermare la propria presenza scrivendo una mail a blog@zonin.it.

Vi aspettiamo quindi a Zenevredo (PV), sabato 12 settembre alle ore 10.00 alla Tenuta Il Bosco (tempo permettendo).

Arrivare è semplice. Qui sotto trovate tutte le indicazioni.
L’uscita più comoda è Broni – Stradella, sulla A21. Una volta superata Stradella, proseguite dritto in direzione Castel San Giovanni per circa un km. Al cartello Tenuta Il Bosco svoltate e proseguite per 300 metri, dove troverete una seconda indicazione che vi porterà alla tenuta.
Coordinate GPS
: N 45° 03′ 35″ E 9° 20′ 8″


Visualizza Tenuta Il Bosco in una mappa di dimensioni maggiori

Vi aspettiamo!

USA e Canada: visti da vi(ci)no

27-02-2009

Ho approfittato di fine gennaio e febbraio per un visita nel nord america. Il post giunge un pò in ritardo e me ne scuso ma i ritmi delle ultime settimane non mi concedono di dedicare il tempo che vorrei a questa attivtà!

Cominciamo dagli USA. Come ormai saprete lo considero un mercato di riferimento perchè negli ultimi 50 anni ha dimostrato di anticipare (o influenzare pesantemente) le tendenze europee e perchè, da imprenditore, sta diventando il più importante mercato di vino del mondo. Sono rimasto nella costa est, tra il New England e NYC, partendo dal New Hampshire, passando per Boston e chiudere nella Grande Mela.
Il viaggio da Nord a Sud ha coinciso anche con l’amplificarsi della crisi che si respirava. Inutile negarlo, forse è la prima volta che ho veramente respirato aria di crisi (ero a NYC l’11 settembre fino al Natale 2001 ma non c’era questo clima!). Crisi però che tenderei ancora a vedere a macchia di Leopardo. NH sono stati 2 giorni di promozione durante la wine week (il NH è un monopolio come il Canada, la Scandinavia e la Pennsylvania) ma non ho visto partiolari facce tristi. Lo stesso dicasi a Boston, ho visto facce di ristoratori ancora allegre. Chi ho visto gioire poco sono stati i ristoratori di NYC, e più o meno tutti hanno denunciato un forte calo dei consumi e una diminuzione consistente dello scontrino medio. Ma nessuno ancora si abbatte, l’effetto Obama sorregge ancora gli animi e per aziende medio piccole come quella del sottoscritto il mercato è ancora tutto da conquistare!
Segmenterei anche la crisi: devo ammettere che certi vini sono “inchiodati”, direi sopra i 50$ in enoteca, a cominciare dai grande Cabernet Californiani, mentre ruotano ancora molto bene i vini tra i 15 e 25 dollari (che fortunatamente è il posizionamento delle grande maggioranza dei vini italiani). Grandissime battaglie invece sui posizionamenti attorno ai 9$ dove colossi come Gallo e Yellow Tail (quest’ultima deve sostenere vendite nel Paese di circa 10 milioni di casse…. da 12!) si sfidano a colpi di promozioni e campagne pubblicitarie.
Sono rientrato entusiasta per l’interesse che sta suscitando il Prosecco, che non è ancora una categoria ma comincia ad essere riconosciuto come nuovo “cool wine” dall’Italia e sta conquistando soprattutto il pubblico femminile.
Per concludere, tira aria di crisi, è tutt’altro che facile, ma gli spazi sono ancora enormi e gli USA sono un Paese dove ci si piange addosso poco e si cerca di reagire in fretta, per cui tengo alto lo spirito e le speranze (tra l’altro abbiamo chiuso gennaio con un bel +60%!)

Dal Canada sono rientrato il 14 febbraio dopo una settimana a Montreal. Era la mia prima visita e non vedo l’ora di tornarci! Paese meraviglioso, persone cordiali, ottimo cibo (spesso italiano naturalmente!) e grandi possibilità ancora! Sono forse il Paese più europeo d’America (mentre l’Ontario è molto più simile agli USA) e il made in Italia sta conquistando velocemente molti spazi.
E’ un monopolio, per cui il mercato è controllato dallo Stato che lista i diversi prodotti internazionali nei 450 negozi di proprietà (SAQ). Questo crea parecchie barriere all’entrata perchè tendenzialmente si parla di un numero fisso di referenze e grande competizione in termini qualitativi tra i produttori per accedere a questi listing (molto simile alla Svezia). Però crea minor competizione una volta listati!!
C’è un mercato “parallelo” per importazioni di vini particolari che però non hanno l’assicurazione di rimanere a lungo sullo scaffale, di solito si tratta della possibilità di esportare qualche centinaio di casse che devono finire nel giro di qualche mese… Nota positiva, crisi quasi assente! Ho girato moltissimi locali, ristoranti e bistrot, pieni a pranzo e cena, con bicchieri di vino ovunque. Che dire, un mercato che di questi tempi riempie di gioia. Fondamentale è il ruolo dell’agente che promuove i prodotti particolari in ristorazione e crea piani marketing per determinare una migliore rotazione dei prodotti all’interno degli stores.

Magari approfondirò questo mercato di rientro dal mio prossimo viaggio. Ora meglio che ci prepariamo all’abbinata ProWein / Vinitaly.
Buon lavoro a tutti.

Bere bene in periodo di crisi si può

14-01-2009

Chi l’ha detto che per bere bene bisogna spendere tanto?

Per una cena in casa in Italia si riesce a comprare una buona bottiglia a un prezzo più che ragionevole.

E’ la grande rivoluzione che ha trasformato l’Italia del vino negli ultimi 20 anni e che permette oggi a molti appassionati di soddisfare la propria curiosità a prezzi più che contenuti. La considerazione si fa importante in un periodo di crisi come questo: in America si sono inventati i recession wines e molto altro e il Sole24ore ha pubblicato la guida ai vini al di sotto degli 8 euro (grazie Fabio).

Sembra quasi ci sia un’inversione di tendenza rispetto agli anni ‘90: allora un vino più costava e più era buono o era motivo di vanto per l’acquirente. Oggi sento spesso commenti da appassionati che girano l’Italia in cerca di vini di qualità e si vantano quasi del prezzo che hanno pagato, indipendentemente dalle capacità di spesa dell’individuo (la frase che sento spesso ripetere suona all’incirca così: ottimo vero? E pensa che l’ho pagato solo 8 euro!).

C’è un secondo fenomeno credo valga la pena approfondire e tenere sotto osservazione. Ero negli USA il mese scorso a cena in un noto ristorante la cui clientela sembra non risentire della crisi, ed il ristoratore mi disse che notava uno strano fenomeno legato al vino: ottimi clienti che si rifiutavano di acquistare bottiglie costose perchè non “politically correct” nei confronti di un’economia in recessione.
Forse un fenomeno legato al solo mondo anglosassone, forse solo un’anticipazione (come sempre parte dall’America) di un fenomeno più ampio (credo si possa applicare anche al mondo dell’asporto).

Sarà curioso seguire entrambi questi trend, anche se credo che ogni tanto sia più che giustificato fare uno strappo alla regola per un piccolo upgrade sulla bottiglia di vino: fa bene all’anima e allo spirito!

USA, scuola di marketing anche in recessione

19-12-2008

Questa settimana su Vino al vino, Divinando e Vino24 si è discusso a proposito della nuova linea di vini “Recession Wines“.

La considero l’ennesima dimostrazione di quanto gli americani possano ancora insegnarci molto a livello di marketing, meno sul prodotto!

Comunque già prima di questa crisi (o forse in previsione) qualche anno fa in California, sfruttando l’annoso problema della sovrapproduzione, si sono inventati il “Two-Buck Chuck” ovvero il rilancio di un marchio storico, Charles Shaw (ora proprietà del colosso Bronco Wine Company, 56 marchi e una produzione di circa 250 milioni di bottiglie l’anno!!), che si poteva tranquillamente acquistare all’interno della catena TJ per 1,99$ (se vi chiedete i varietali, avete già vinto: Merlot, Cabernet e Chardonnay).

Niente di nuovo quindi, solo l’ennesima riconferma che anche noi produttori italiani dobbiamo cominciare a ripensare un pò al modo di comunicare i nostri prodotti, o almeno quelli che si inseriscono all’interno della fascia del consumo quotidiano.

USA, le 3 L per sopravvivere alla crisi

10-12-2008

Sono appena rientrato da un veloce viaggio negli US (ne ho parlato anche tre mesi fa).
Qualche ora a NYC, quasi un giorno a Miami ed un paio ad Orlando.

Dico sempre che NYC non sono gli Stati Uniti, non c’entra niente ed è poco rappresentativa di questo Paese. E’ una realtà a sè, diversa da tutto il resto del mondo. Si ama o si odia.
Personalmente, anche perchè ci ho vissuto per qualche anno, è una città che ho ed avrò perennemente nel cuore.
Purtroppo ho respirato poco l’aria newyorkese, ma come al solito riesce a stupirmi.
Una veloce camminata per la 5th Avenue, negozi pieni (merito anche degli sconti!), ristoranti rinomati pieni (ma non in overbooking), per il resto buona affluenza.
In sintesi, un pò di crisi c’è, ma non troppa! E’ anche vero però che il prezzo medio si sta leggermente abbassando nei wine stores: ormai il segmento quotidiano dei vini di qualità si sta schiacciando intorno ai 15$, contro i 20$ degli utlimi anni, ma è ancora un posizionamento accettabile per un produttore (corrisponde poi allo stesso prezzo con il quale il ristoratore può lavorare “al bicchiere”, grande driver delle vendite on premise e grande veicolo di visibilità per il marchio).

Miami è stata quasi altrettanto veloce, e darei lo stesso giudizio che vale per NYC: chi lavora bene non ha nessun problema. Ho girato 5 tra i più bei ristoranti di Miami, tutti pieni (è anche vero che coincideva con l’inaugurazione di Art Basel), ma chiacchierando con i proprietari nessuno si lamentava della famosa crisi.

Terminato il breve viaggio ad Orlando, patria di DisneyWorld (pienone di visitatori) ma più importante per noi sede di Darden, la più importante catena di ristornati del mondo. Forse la maggior parte di voi la conoscerà per marchi quali Olive Garden e Red Lobster, per un totale di circa 1200 locations! Comunque parco divertimenti pieni, mall pieni e outlet pieni!

Non vorrei qui esagerare con l’ottimismo, la crisi c’è, inutile negare, ma quello che mi mantiene ottimista sono le dimensioni del mercato del vino: visto da un piccolo produttore come noi (qui qualcuno potrebbe sorridere, ma quando ci si rende conto che i grandi produttori oltreoceano fatturano da 1 a 3 miliardi di dollari a testa…..) significa un oceano di opportunità, tutte da cogliere.

Molti mercati sono in crescita, sta alle nostre capacità saper cogliere le giuste occasioni. Quello che ho sentito dire dai ristoratori può tranquillamente essere applicato al mondo del vino: i migliori andranno sempre bene, anzi meglio!
E come vale per il piccolo ristorante gourmet di Miami o per Olive Garden (sta andando benissimo e continua ad aprire punti vendita!), così vale per noi produttori, grandi e piccoli.
Qualità dei prodotti, tante buone idee, e come dice mio padre le 3L di ogni successo: Lavoro, Lavoro e Lavoro!
In bocca al lupo.