Archivio per la categoria ‘In viaggio’

USA e Canada: visti da vi(ci)no

27-02-2009

Ho approfittato di fine gennaio e febbraio per un visita nel nord america. Il post giunge un pò in ritardo e me ne scuso ma i ritmi delle ultime settimane non mi concedono di dedicare il tempo che vorrei a questa attivtà!

Cominciamo dagli USA. Come ormai saprete lo considero un mercato di riferimento perchè negli ultimi 50 anni ha dimostrato di anticipare (o influenzare pesantemente) le tendenze europee e perchè, da imprenditore, sta diventando il più importante mercato di vino del mondo. Sono rimasto nella costa est, tra il New England e NYC, partendo dal New Hampshire, passando per Boston e chiudere nella Grande Mela.
Il viaggio da Nord a Sud ha coinciso anche con l’amplificarsi della crisi che si respirava. Inutile negarlo, forse è la prima volta che ho veramente respirato aria di crisi (ero a NYC l’11 settembre fino al Natale 2001 ma non c’era questo clima!). Crisi però che tenderei ancora a vedere a macchia di Leopardo. NH sono stati 2 giorni di promozione durante la wine week (il NH è un monopolio come il Canada, la Scandinavia e la Pennsylvania) ma non ho visto partiolari facce tristi. Lo stesso dicasi a Boston, ho visto facce di ristoratori ancora allegre. Chi ho visto gioire poco sono stati i ristoratori di NYC, e più o meno tutti hanno denunciato un forte calo dei consumi e una diminuzione consistente dello scontrino medio. Ma nessuno ancora si abbatte, l’effetto Obama sorregge ancora gli animi e per aziende medio piccole come quella del sottoscritto il mercato è ancora tutto da conquistare!
Segmenterei anche la crisi: devo ammettere che certi vini sono “inchiodati”, direi sopra i 50$ in enoteca, a cominciare dai grande Cabernet Californiani, mentre ruotano ancora molto bene i vini tra i 15 e 25 dollari (che fortunatamente è il posizionamento delle grande maggioranza dei vini italiani). Grandissime battaglie invece sui posizionamenti attorno ai 9$ dove colossi come Gallo e Yellow Tail (quest’ultima deve sostenere vendite nel Paese di circa 10 milioni di casse…. da 12!) si sfidano a colpi di promozioni e campagne pubblicitarie.
Sono rientrato entusiasta per l’interesse che sta suscitando il Prosecco, che non è ancora una categoria ma comincia ad essere riconosciuto come nuovo “cool wine” dall’Italia e sta conquistando soprattutto il pubblico femminile.
Per concludere, tira aria di crisi, è tutt’altro che facile, ma gli spazi sono ancora enormi e gli USA sono un Paese dove ci si piange addosso poco e si cerca di reagire in fretta, per cui tengo alto lo spirito e le speranze (tra l’altro abbiamo chiuso gennaio con un bel +60%!)

Dal Canada sono rientrato il 14 febbraio dopo una settimana a Montreal. Era la mia prima visita e non vedo l’ora di tornarci! Paese meraviglioso, persone cordiali, ottimo cibo (spesso italiano naturalmente!) e grandi possibilità ancora! Sono forse il Paese più europeo d’America (mentre l’Ontario è molto più simile agli USA) e il made in Italia sta conquistando velocemente molti spazi.
E’ un monopolio, per cui il mercato è controllato dallo Stato che lista i diversi prodotti internazionali nei 450 negozi di proprietà (SAQ). Questo crea parecchie barriere all’entrata perchè tendenzialmente si parla di un numero fisso di referenze e grande competizione in termini qualitativi tra i produttori per accedere a questi listing (molto simile alla Svezia). Però crea minor competizione una volta listati!!
C’è un mercato “parallelo” per importazioni di vini particolari che però non hanno l’assicurazione di rimanere a lungo sullo scaffale, di solito si tratta della possibilità di esportare qualche centinaio di casse che devono finire nel giro di qualche mese… Nota positiva, crisi quasi assente! Ho girato moltissimi locali, ristoranti e bistrot, pieni a pranzo e cena, con bicchieri di vino ovunque. Che dire, un mercato che di questi tempi riempie di gioia. Fondamentale è il ruolo dell’agente che promuove i prodotti particolari in ristorazione e crea piani marketing per determinare una migliore rotazione dei prodotti all’interno degli stores.

Magari approfondirò questo mercato di rientro dal mio prossimo viaggio. Ora meglio che ci prepariamo all’abbinata ProWein / Vinitaly.
Buon lavoro a tutti.

USA, scuola di marketing anche in recessione

19-12-2008

Questa settimana su Vino al vino, Divinando e Vino24 si è discusso a proposito della nuova linea di vini “Recession Wines“.

La considero l’ennesima dimostrazione di quanto gli americani possano ancora insegnarci molto a livello di marketing, meno sul prodotto!

Comunque già prima di questa crisi (o forse in previsione) qualche anno fa in California, sfruttando l’annoso problema della sovrapproduzione, si sono inventati il “Two-Buck Chuck” ovvero il rilancio di un marchio storico, Charles Shaw (ora proprietà del colosso Bronco Wine Company, 56 marchi e una produzione di circa 250 milioni di bottiglie l’anno!!), che si poteva tranquillamente acquistare all’interno della catena TJ per 1,99$ (se vi chiedete i varietali, avete già vinto: Merlot, Cabernet e Chardonnay).

Niente di nuovo quindi, solo l’ennesima riconferma che anche noi produttori italiani dobbiamo cominciare a ripensare un pò al modo di comunicare i nostri prodotti, o almeno quelli che si inseriscono all’interno della fascia del consumo quotidiano.

USA, le 3 L per sopravvivere alla crisi

10-12-2008

Sono appena rientrato da un veloce viaggio negli US (ne ho parlato anche tre mesi fa).
Qualche ora a NYC, quasi un giorno a Miami ed un paio ad Orlando.

Dico sempre che NYC non sono gli Stati Uniti, non c’entra niente ed è poco rappresentativa di questo Paese. E’ una realtà a sè, diversa da tutto il resto del mondo. Si ama o si odia.
Personalmente, anche perchè ci ho vissuto per qualche anno, è una città che ho ed avrò perennemente nel cuore.
Purtroppo ho respirato poco l’aria newyorkese, ma come al solito riesce a stupirmi.
Una veloce camminata per la 5th Avenue, negozi pieni (merito anche degli sconti!), ristoranti rinomati pieni (ma non in overbooking), per il resto buona affluenza.
In sintesi, un pò di crisi c’è, ma non troppa! E’ anche vero però che il prezzo medio si sta leggermente abbassando nei wine stores: ormai il segmento quotidiano dei vini di qualità si sta schiacciando intorno ai 15$, contro i 20$ degli utlimi anni, ma è ancora un posizionamento accettabile per un produttore (corrisponde poi allo stesso prezzo con il quale il ristoratore può lavorare “al bicchiere”, grande driver delle vendite on premise e grande veicolo di visibilità per il marchio).

Miami è stata quasi altrettanto veloce, e darei lo stesso giudizio che vale per NYC: chi lavora bene non ha nessun problema. Ho girato 5 tra i più bei ristoranti di Miami, tutti pieni (è anche vero che coincideva con l’inaugurazione di Art Basel), ma chiacchierando con i proprietari nessuno si lamentava della famosa crisi.

Terminato il breve viaggio ad Orlando, patria di DisneyWorld (pienone di visitatori) ma più importante per noi sede di Darden, la più importante catena di ristornati del mondo. Forse la maggior parte di voi la conoscerà per marchi quali Olive Garden e Red Lobster, per un totale di circa 1200 locations! Comunque parco divertimenti pieni, mall pieni e outlet pieni!

Non vorrei qui esagerare con l’ottimismo, la crisi c’è, inutile negare, ma quello che mi mantiene ottimista sono le dimensioni del mercato del vino: visto da un piccolo produttore come noi (qui qualcuno potrebbe sorridere, ma quando ci si rende conto che i grandi produttori oltreoceano fatturano da 1 a 3 miliardi di dollari a testa…..) significa un oceano di opportunità, tutte da cogliere.

Molti mercati sono in crescita, sta alle nostre capacità saper cogliere le giuste occasioni. Quello che ho sentito dire dai ristoratori può tranquillamente essere applicato al mondo del vino: i migliori andranno sempre bene, anzi meglio!
E come vale per il piccolo ristorante gourmet di Miami o per Olive Garden (sta andando benissimo e continua ad aprire punti vendita!), così vale per noi produttori, grandi e piccoli.
Qualità dei prodotti, tante buone idee, e come dice mio padre le 3L di ogni successo: Lavoro, Lavoro e Lavoro!
In bocca al lupo.

Wine is Love: il perché di un nome.

09-09-2008

La voglia di aprire un blog ce lʼho ormai da qualche anno. Internet sta diventando rapidamente il mezzo di informazione più ricco e potente del mondo: milioni di persone parlano e scrivono di qualunque argomento tra cui non può mancare, ovviamente, il vino.

Oggi, per chi produce vino, non è pensabile non esserci, non entrare in questa gigantesca piazza dove confrontarsi apertamente con sommeliers, critici, enologi, ristoratori, appassionati. Stare tra la gente è la missione del vino, quale strumento migliore di Internet e di un blog per realizzare questa missione e
avvicinare il vino alle persone?

Dicevo, la voglia di aprire un blog ce lʼavevo ormai da un poʼ, quando siamo arrivati a doverlo fare si è posto il problema del nome: come chiamare questo blog?

Ci abbiamo pensato a lungo, alla fine Wine is Love  mi è sembrato racchiudere tutte le motivazioni che mi hanno portato ad aprire questo spazio. Lʼamore per il vino è la storia della mia famiglia da sette generazioni, il vino è fatto di amore, per la terra, le radici, la storia, le tradizioni, la cucina;  infine un nome inglese,
nonostante qui scriverò prevalentemente in italiano, è una porta già aperta verso una conversazione ancora più grande.

Spero il nome piaccia anche a voi.