Di che tappo sei?

Se pensiamo al tappo di una bottiglia di vino, probabilmente la prima immagine che verrà alla mente sarà quella di un tappo di sughero.

Oggi vi raccontiamo che ci sono però anche altri tipi di tappo utilizzati nel mondo del vino.

La descrizione di queste alternative vuole essere una breve presentazione di altre modalità di chiusura che chi è appassionato del vino deve conoscere.

Queste diverse misure per sigillare le proprietà organolettiche del vino sono state ricercate nel tempo per ragioni di costo ma anche di praticità e conservazione.

Ad esempio, a volte può capitare che il tappo in sughero, proprio per le sue proprietà di scambio di ossigeno con il vino combinate alla conservazione – corretta o meno – di una bottiglia, modifichi le qualità organolettiche del prodotto in maniera incisiva, dall’accezione positiva del termine che deriva da  una “collaborazione olfattiva” dei due prodotti naturali e “vivi” (vino e sughero) che contribuisce a caratterizzare il vino fino all’accezione negativa, la tipica espressione che tutti noi conosciamo, “sa di tappo”.

Ecco perchè si è pensato di utilizzare i tappi sintetici, nati alla fine degli anni ’70 in Francia e in Italia. La vera diffusione si è vista però solo negli anni ’90, con un utilizzo marcato nel caso dei distillati. Sono composti da materiali termoplastici, atossici e sterilizzabili e permettono un minore passaggio di ossigeno, con conseguente mantenimento della struttura organolettica del vino. Grazie alla loro conformazione è più pratico richiudere la bottiglia ma in seguito a studi sembra che non ci sia futuro per questo tipo di tappo.

Esistono anche i tappi in vetro, utilizzati in particolar modo dai produttori di Germania e Austria. Dalla struttura a T, vengono fissati al collo della bottiglia da una copertura in alluminio che verrà rimossa all’apertura. Sono riciclabili e generalmente si usano per vini di alta qualità (i costi di produzione di questo tipo di tappo sono alti e quindi il suo utilizzo non è molto comune).

Ultimamente si è parlato molto del tappo a vite – o tappo Stelvin, dalla marca produttrice più conosciuta – una new entry che ha incontrato numerosi fan, soprattutto oltreoceano. Pensato alla fine degli anni ’60 e commercializzato negli anni ’70, il tappo Stelvin fu sviluppato dalla compagnia francese La Bouchage Mecanique, poi acquistato dalla compagnia canadese Alcan (dal nome dello sviluppatore del brand Rio Tinto Alcan, ora la compagnia si chiama Amcor). Fu poi sperimentato nel ’70-71 sul vino svizzero Chasselas e poi utilizzato “ufficialmente” nel 1972 per la cantina svizzera Hammel. Adottato poco dopo dall’Australia, tra il 1976 e il 1977, si è diffuso anche negli Stati Uniti, in Sudamerica e da poco in Europa e in Italia. Nel 2005 è stato introdotto un nuovo modello di Stelvin, Stelvin Lux, con un design più pulito grazie al quale esteriormente non si nota l’avvitatura. I materiali sono gli stessi usati per quello originale.

Questi tappi sono cilindri di alluminio rivestiti internamente di materiale plastico alimentare che si avvitano al collo della bottiglia. Tra i vantaggi, il fatto che questo tipo di tappo sia riciclabile, abbia una tenuta stagna e sia molto pratico da aprire e da chiudere. Negli ultimi anni questo tipo di tappo è stato utilizzato da molti produttori californiani e australiani per vini bianchi di alta e altissima fascia.

Recente il dibattito su Intravino che ha visto molti esperti dibattere e schierarsi in diverse direzioni: chi lo considera il futuro per tutti i vini, chi lo vede come possibile alternativa al sughero solo per quanto riguarda i vini che non necessitano di invecchiamento, chi è categoricamente contrario.

E voi? Di che tappo siete?


Commenti: 9

  1. Di che tappo sei? | Wine Italy Blog

    [...] post: Di che tappo sei? This entry was posted in 2011, Europa, Francia, General, Italia, Uncategorized, Vino e dintorni, [...]

  2. Jacopo Cossater

    Stelvin, tutta la vita.

  3. redazione

    Ciao Jacopo,

    grazie per il tuo commento. Ci racconti perchè la tua preferenza va allo Stelvin? Siamo curiosi…

  4. Primo Oratore

    Anch’io sono orientato più verso il tappo a vite. Per questi motivi:
    il tappo tradizionale di sughero (che contiene peraltro molti sottotipi) ha diversi svantaggi: qualche volta si rompe ad aprirlo e i pezzettivi vanno nel vino, per aprire la bottiglia vi vuole comunque uno strumento (il cavatappi) e talvolta passa il famoso sapore di tappo; certo, la bottiglia te la cambiano ma è una seccatura; infatti per l’occasione in cui l’hai comperato non puoi berlo, e se fosse stata un’occasione importante cosa fai? Inviti i tuoi amici il giorno dopo? Non tutti hanno una cantina sterminata cui attingere. Invece al ristorante è sempre un tiraemolla con camerieri che fanno una fatica bestia a cambiarti bottiglia. Fra l’altro: ma perchè al ristorante il giudizio sul vino non lo dà il sommelier o il proprietario? Perchè versano il vino a me e mi dicono di assaggiarlo? Io non vado al ristorante a fare l’assaggiatore di vini ma a divertirmi per una bella serata: delle volte, nei casi dubbi, è un’angoscia decidere se sa o meno di tappo. Ma sarebbe un altro discorso.
    Se poi il vino l’hai comperato al supermercato (non inorridite, può capitare) ed hai buttato via lo scontrino hai voglia fartelo cambiare. Tolta quindi la scenografia dello stappare ed il rumore caratteristico non c’è molto di più.
    Anche perchè, a quanto ho capito, delle centinaia di reazioni chimiche che si svolgono nella bottiglia solo una parte sono aerobiche, moltissime sono anaerobiche e quindi il passaggio o meno dell’ossigeno non è determinante. Eppoi, per esempio, quando fai un pic nic, vuoi mettere avere a disposizione un tappo semplice per richiudere la bottiglia una volta aperta: è bellissimo.
    Ci sarebbero molti altri motivi, però non voglio annoiare tutti.
    Alla fine il tappo a vite, secondo me è di gran lunga più comodo. Non saprei se è più ecologico, ma magari qualcuno lo potrà dire al mio posto, in questi commenti.

    Ciao, PO

  5. Francesco Zonin

    Caro Primo Oratore,

    grazie delle tue osservazioni.

    Allora vi chiedo: perchè sembriamo essere l’ultimo paese a voler utilizzare, per determinati vini, i tappi Stelvin in sostituzione del tappo sughero? E’ un limite del produttore nel non volerlo utilizzare o è un limite del consumatore che crea timore al produttore?

    Francesco

  6. Primo Oratore

    Io sinceramente non so rispondere alla tua domanda. Posso dirti una sensazione: l’appeal del tappo di sughero ed il suo charme è stato impiantato dal punto di vista del marketing sulla sua migliore attitudine a far evolvere il vino: ma ormai pochi comperano il vino per farlo evolvere, lo si compera … per berlo. Per esempio tu stesso vendi un vino pronto da bere, perchè invecchiarlo ancora? Ci sono anche cantine che vendono il vino già di qualche anno (qui in trentino ad esempio Longariva).
    A quel punto cosa c’è meglio del tappo a vite? Chi si preoccupa di fare colpo può sempre portare il vino in tavola già versato nel decanter e non c’è più neanche quel problema lì. Eppoi, ne parlavo con un amico, sai che divertimento degustare il vino parlando di tappi! Meglio dedicarsi al liquido odoroso (come lo chiama Sangiorgi)
    Da ultimo ho sentito alla radio la pubblicità del tappo di sughero … ed ho dedotto che sono veramente alla canna del gas.
    Comunque finora il tappo non è mai stato per me un criterio di scelta del vino, al massimo cerco di escludere quelli in polietilene perchè danno tanto l’idea di vini dozzinali.
    Ciao, PO

  7. Massimo

    Signori…..
    io consiglio i tappi diam con trattamento Co2 supercritico e Stelvin l’originale.
    Visitate il mio sito per vedere un video sui tappi.
    http://www.meninimassimo.com/tappo/tappo.html

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