I grandi vini, i piccoli produttori e il mercato

Nel mio ultimo post dedicato al Nero d’Avola, ho ricevuto un commento interessante da parte di Paola, che è stato spunto per alcune riflessioni. Chi volesse leggere il commento lo trova qui, condivido con tutti la mia risposta.

Gentilissima Paola, grazie per quanto mi ha scritto dopo aver letto il post sul Nero d’Avola; cercherò di dare una risposta alle sue domande.

Mi ha colpito la passione per il mondo vitivinicolo che traspare, unita alla comprensibile apprensione per lo sforzo di combinare la qualità ed una certa redditività della sua azienda.

La prima osservazione riguarda il periodo in cui stiamo operando che, in generale, non è dei migliori dal punto di vista economico ed anche il settore vinicolo (pur meno penalizzato rispetto ad altri) ne subisce gli effetti. Chi come me ha vissuto per oltre 40 vendemmie ha una conoscenza diretta dei cicli negativi e positivi che storicamente si sono verificati.
Ricordo come negli anni settanta il Chianti valesse meno di un banale vino da tavola e rimanesse spesso invenduto; per non parlare del Nero d’Avola che trovava enormi difficoltà di vendita anche sfuso.
In effetti, dopo molti anni di grandi successi, i vini ed in particolare quelli toscani stanno fronteggiando una domanda di mercato piuttosto fiacca con un aumento naturale della competizione, anche di prezzo. Non fa piacere a nessuno trovarsi in situazioni difficili ma credo che proprio in questi momenti ci siano le condizioni per consistenti miglioramenti con l’attuazione di tutti quegli interventi per poter beneficiare del prossimo ciclo positivo.

La seconda osservazione è il riferimento alle difficoltà per le piccole e piccolissime aziende a raggiungere l’equilibrio costi/ricavi. E’ indubbio che costi e sforzi per districarsi in una situazione sempre più impegnativa e complicata stanno, a volte, diventando enormi per chi non è strutturato con personale specializzato.
Tuttavia le piccolissime aziende hanno vantaggi come l’investimento moderato ed il basso carico di mano d’opera fissa. Non sono vantaggi trascurabili.

Concordo sul fatto che le normative dovrebbero semplificare le attività artigianali agricole e si dovrebbero evitare ostacoli burocratici a volte molto difficili da superare.
Un aiuto per risolvere le problematiche produttive e di mercato sarebbe auspicabile poichè potrebbe consentire una migliore valorizzazione della produzione grazie anche ai molti vini dalla grande personalità e riconoscibilità.
Il consumatore, inoltre, è sempre più sensibile ai prodotti alimentari provenienti da aziende che rispettano l’ambiente e ritengo che per una azienda la conduzione integrata possa dare nel prossimo futuro buone soddisfazioni anche reddituali.

Infine sono sicuro che il Chianti ottenuto principalmente da Sangiovese con delle piccole quantità di Cannaiolo e di Colorino, possibilmente rinunciando ai vitigni internazionali, vinificato ed elevato in modo tale da esaltare la finezza, la piacevolezza e l’armonia non tarderà a farsi apprezzare distinguendosi da Sangiovesi coltivati in altre aree.

Al riguardo della scelta del Nero d’Avola “vero” non ho molti consigli da darle. In effetti essendo il vitigno a bacca rossa più coltivato in Sicilia, oggi nel mercato si trovano bottiglie provenienti da tutte le provincie ed a prezzi molto differenti. Sappiamo che il Nero d’Avola si esprime molto bene quando è coltivato in media collina e su terreni bianchi, ricchi di calcare, ma non sempre l’etichetta ci aiuta a distinguerlo.
Scegliendo un’azienda viticola in un determinato territorio, che possibilmente vinifichi e imbottigli all’origine, c’è un minor rischio di sbagliare.

Per quanto riguarda l’ultima domanda la rassicuro in quanto, pur essendo vero che le nuove norme prevedono le denominazioni distinte in IGP e DOP, è lasciato alla scelta degli imbottigliatori il mantenimento delle IGT, DOC e DOCG. Considerata la notorietà raggiunta in molti anni da queste ultime sono sicuro che molti produttori manterranno le attuali denominazioni.

Buon lavoro per la prossima vendemmia!


Commenti: 2

  1. Paola

    Egr. Sig. Giacosa,
    grazie mille per la risposta che mi ha dato.
    Credo che la passione sia la prima cosa che spinge un viticoltore piccolo come noi ad operare: nessun profitto infatti può eguagliare l’affetto per la terra che da anni coltiviamo. Un esempio: abbiamo alberi in giardino che hanno l’età dei nostri figli, e due che sono l’eterno ricordo dei nonni oramai scomparsi.
    Concordo con lei quando cita i vantaggi dell’essere piccoli: ogni processo di cambiamento è sicuramente più rapido e meno pachiedermico delle grandi aziende. Ed è quanto stiamo cercando di fare noi: abbiamo rinnovato una parte di vigneto, pensiamo di adibire fondi agricoli in disuso a camere da affittare, abbiamo affiancato al vigneto una piccola produzione di Fagiolo Zolfino del Pratomagno DOP, legume tipico della nostra zona e persino un piccolo vivaio di piante ornamentali da esterno (io sono un ortifloricultore) in un fondo che era un frutteto.
    Speriamo in bene altrimenti credo che la nostra non sarà molto lunga (agricolamente parlando :-D ).
    Abbiamo anche cambiato alcune tecniche agronomiche per ottimizzare il flusso di lavoro rinnovando qualche macchinario per avere maggior multifunzionalità e pensiamo di usare energia solare per ridurre i costi dell’elettricità (specie quella usata per l’impianto di irrigazione del vivaio).
    Sono tutte prove, vedremo come va.
    Manodopera: ancora da noi la vendemmia è una festa. I buoni lavoro hanno risolto il problema di manodopera, visto la loro versatilità e flessibilità. Per noi assumere personale era impensabile prima visto che vendemmiamo al max 3 giorni.
    Normative: sperimao che Zaia si muova anche su altri fronti oltre al latte (per cui comunque a fatto egregio lavoro). Credo personalmente che le normative siano buone anche se migliorabili, credo altresì che pero’ si dovrebbero meglio rapportare alle esigenze dei piccoli produttori. Ovvero: se prendiamo ad esempio ls normativa inerente lo smaltimento dei rifiuti è ovvio che un produttore che possiede un ettaro e poco più non avra’ quantità da smaltire pari a chi ha centinaia di ettari, eppure deve lo stesso far smaltire da ditte apposite le confezioni dei prodotti anche quando parliamo di rifiuti non pericolosi. Il costo dell’operazione per assurdo è percentualmente più elevato in virtù dell’esiguo quantitativo da smaltire.
    Le incoerenze poi non si contano, una su tutte in questi giorni: la condizionalità in agricoltura ci obbliga a detenere un serbatoio per il gasolio agricolo e ad operare la Buona agricoltura volta a mantere le condizioni idro-agronomiche del terreno. Peccato che il comune ove l’azienda è ubicata non è dotato di impianto fognario e scolma tutto nei campi dopo vari salti in camere di decantazione di qualunque acque….
    Bhe siamo in Italia in fin dei conti, e a tutto questo brinderemo con una buona bottiglia di Nero d’Avola che avro’ cura di acquistare da chi produce e imbottiglia in loco, come da suo suggerimento molto gradito.
    Spero che la vostra vendemmia sia andata per il meglio, noi la faremo dal prossimo 28/09. Grazie di nuovo ed un caro saluto.

  2. Guida Vino

    Ottimo articolo, complimenti!



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