Il “Terroir”: l’altitudine

L’altitudine sul livello del mare di un vigneto ha una notevole importanza per la coltivazione della vite e  per la qualità dell’uva che si ottiene.

E’ un fattore che in definitiva incide sul clima e agisce sullo stato vegeto-produttivo della pianta e sulla maturazione dei frutti.

Tutti sappiamo come cambiano le temperature quando si passa dalla pianura alla collina o alla montagna e, dalle nostre esperienze, ricordiamo come le primizie siano disponibili nelle zone più basse a inizio stagione e come man mano maturino le produzioni ad altitudini sempre più elevate.

In generale si calcola che, innalzandosi dal livello del mare, ad ogni 170 metri corrisponda una diminuzione della temperatura di 1° C.

Vi è un limite di altitudine massimo oltre il quale non è più possibile coltivare la vite ed è in stretta relazione con la latitudine e varia molto a seconda della posizione geografica del vigneto e delle condizioni di giacitura ed esposizione. Ad esempio, se oltre i 300 m di altitudine è difficile coltivare la vite in Ungheria, detto limite si innalza a 600/800 m nelle Langhe, in Piemonte, a 1300 m sull’Etna, in Sicilia, fino a 3500 m sulle Ande, nell’America Latina.

La maturazione e l’accumulo zuccherino cambiano notevolmente da un’altitudine all’altra e si calcola che ad ogni 100 m di aumento dell’altitudine vi sia una diminuzione di quasi un grado della gradazione zuccherina dell’uva.

Le differenze di altitudine contribuiscono molto alla qualità dell’uva e del vino che ne deriva poiché oltre al tenore zuccherino influenzano il patrimonio aromatico dell’uva, le sostanze coloranti, i tannini, l’acidità, il pH e ancora molti altri componenti dell’uva stessa.

Da ciò deriva anche la caratterizzazione dei vini provenienti da zone a diverse altitudini che assumono doti di particolare freschezza e leggerezza piuttosto che di intensità colorante, corpo, alcolicità, struttura ecc.

Fin dai tempi antichi era convinzione diffusa che la vite prediligesse il colle alla pianura (“apertos Bacchus amat colles” cantò Virgilio nelle Georgiche). Tuttavia, oggi, con il miglioramento delle tecniche agronomiche e la selezione clonale si possono raggiungere anche nelle zone pianeggianti di poco al di sopra del livello del mare ottime produzioni e, in alcuni casi, punte di eccellenza come per esempio nel Pommerol a Bordeaux dove si produce il celebrato “Petrus”.

Detto questo, quello che molti anni fa affermava il professore Denis Dubourdieu, “le più alte vette qualitative si raggiungono nelle altitudini prossime al limite per la singola varietà”, sembra corretto in base a molte osservazioni pratiche.

Quando si è al limite di altitudine, l’andamento climatico dell’annata diventa determinante e, se nel periodo estivo/autunnale cade molta pioggia e le temperature si abbassano eccessivamente, si rischia di non raggiungere l’ottimale grado di maturazione delle uve che restano molto alte in acidità, con poco colore e tannini verdi e astringenti. Quando invece il clima è favorevole in alta collina si ottengono eccellenti uve che danno vini equilibrati di grande finezza, longevità ed estremamente piacevoli.

Credo che l’esempio migliore sia proprio Castello d’Albola in Radda in Chianti, dove il Sangiovese viene coltivato fino a 600 m s.l.m. nei terreni rocciosi a grande pendenza ed esposti rigorosamente a sud dove ogni anno si vive con ansia il periodo della maturazione delle uve e si arriva a vendemmiare anche alla fine di ottobre e qualche anno oltre.

Ma è proprio il Chianti di Albola che assume una sua originalità, estrema eleganza e capacità di sfidare il tempo come dimostrano le bottiglie di oltre 50 anni conservate nell’infernotto del Castello.

Sono vini che non hanno un colore impenetrabile, neanche una corposità massiccia ma un’ottima piacevole consistenza e freschezza che li rende attraenti. Normalmente non sono vini da competizione e non raggiungono i più alti punteggi delle guide ma, gustati a tavola, danno grande soddisfazione e si fanno bere e ribere come spesso accade con un ottimo vino di  Borgogna.

Forse anche i critici cominciano a prestare attenzione ai vini che esprimono finezza più che potenza, considerato che il Chianti di Albola 2007 è stato posizionato al 43° posto nella classifica dei Top Hundred stilata dalla prestigiosa e autorevole rivista Wine Spectator.


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