Il “Terroir”

Vigne del Feudo Principi di Butera

Senza voler entrare nei dettagli e nelle numerose sfumature delle definizioni elaborate in diverse sedi, mi pare che si possa considerare il “Terroir” come l’insieme di fattori che in   una determinata zona interagiscono conferendo al vino una sua originalità.

In sostanza un insieme di vigneti di una stessa zona che hanno in comune il tipo di suolo, le condizioni climatiche, i vitigni e saperi umani tali, da apportare al vino una sua specificità unica.

I fattori principali che entrano in gioco dunque sono:

  • una certa estensione di terreno vitato con caratteristiche abbastanza omogenee
  • una situazione macro e micro climatica specifica della zona;
  • uno o più vitigni che si possono esprimere in modo originale nella determinata zona;
  • una comunità umana che nel tempo abbia sviluppato un sapere collettivo tale da poter conferire caratteristiche distintive a quell’area e a quella produzione;
  • la possibilità di poter ottenere  il riconoscimento e l’apprezzamento dei viticoltori e del mercato.

Su questi fattori si può veramente molto parlare e discutere.

In ogni post proverò a fare delle considerazioni sui singoli fattori che entrano a far parte del concetto di “Terroir” e, con il primo post, comincerò dal terreno.

Sul terreno la vite radica, vive e assume le sostanze che, trasformate dalla parte aerea della pianta, consentono lo sviluppo della stessa e l’accumulo nell’uva di tanti preziosi composti quali gli zuccheri, gli acidi, i polifenoli, gli aromi, ecc.

Il tipo di terreno innegabilmente influenza moltissimo le caratteristiche dell’uva e del vino.

Gli studi sul terreno sono ormai molto approfonditi e ci forniscono numerose utili informazioni a partire dalla tessitura fino alla composizione chimica e biologica.

Le caratteristiche dei terreni sono molto variabili da zona a zona a seconda del tipo e periodo di formazione o posizione geografica degli stessi.

Ciò rende complicato il lavoro di definizione in modo preciso, di una data zona che esprima omogenee caratteristiche per identificare un “terroir”.

La tessitura, la fertilità, la ricchezza in macro e micro elementi, la pendenza, la profondità e la stratificazione del terreno sono alcuni aspetti che incidono sullo sviluppo della vite e che spesso variano anche nello stesso vigneto complicando la vita al viticoltore e all’enologo.

Il contenuto in calcare, argilla, limo, sabbia, sostanza organica, pietre o rocce, la capacità di drenare l’acqua o di ritenerla, influiscono in modo determinante sulla capacità di un dato terreno di produrre uve di qualità.

Nel tempo, gli agricoltori con l’attenta osservazione dei risultati qualitativi hanno maturato la capacità di capire quali terreni siano da considerare adatti alla coltivazione del vigneto.

Molte zone hanno storicamente assunto una grande reputazione per la produzione di uve e vini con specifiche caratteristiche di elevate qualità.

Si possono definire “terroir” rinomati quelli che, al loro interno, possono avere un vigneto o alcuni vigneti che regolarmente forniscono ai viticoltori una qualità di maggior pregio. In questo caso si parla di “cru”.

Dal Piemonte alla Sicilia, sono ormai ben identificati diversi terreni viticoli che, a parità di condizioni consentono di ottenere uve particolarmente pregiate e caratteristiche.

Sono zone conosciute dove le uve raggiungono, ad esempio, una maggiore gradazione zuccherina di altre, altre in cui si ottiene una maturazione anticipata, un maggior carattere fruttato, una maggiore corposità dei vini, una maggiore longevità, maggiore intensità di colore, maggiore o minore acidità, pH e così via.

Per rendere l’idea dell’importanza del tipo di terreno sulla qualità dell’uva, mi piace ricordare la mia esperienza nella selezione delle uve di Nero d’Avola, vitigno coltivato in quasi tutte le province della Sicilia, dove i terreni sono molto diversi da luogo a luogo.

I vecchi contadini delle zone della costa meridionale della Sicilia che va da Pachino ad Agrigento affermavano con convinzione che le migliori qualità delle uve si ottenevano nei terreni bianchi, ricchi di calcare.

In effetti anche i risultati della vinificazione delle uve davano loro ragione in quanto nei terreni bianchi si ottenevano dei vini più eleganti, fruttati, con tannini setosi e molto longevi.

Abbiamo poi compreso che vi era un motivo preciso per cui il Nero d’Avola fosse coltivato in quei vigneti .  Il Nero d’Avola, essendo un vitigno molto vigoroso, se viene coltivato in terreni mediamente fertili tende a vegetare e a produrre molto a spese della qualità mentre, coltivato nei terreni con elevato contenuto in calcare, la vigoria della pianta si calma e la vite raggiunge uno sviluppo vegeto/produttivo ideale per una produzione equilibrata e di alta qualità.

Ogni zona di coltivazione della vite con il suo tipo di terreno è potenzialmente un particolare “terroir”  quando coesistono gli altri fattori.

Oggi a mio avviso la possibilità di successo di un’azienda vitivinicola è fortemente determinata proprio dalla capacità del viticoltore di comprendere i propri terreni e di adottare portainnesti, varietà e cloni adatti alle singole parcelle.

Nel prossimo post cercheremo di fare alcune considerazioni sul secondo fattore importante che caratterizza un dato “Terroir”: l’altitudine.


Commenti: 4

  1. Il “Terroir” | Wine Italy Blog

    [...] Il “Terroir” This entry was posted in 2011, Il mestiere dell'enologo, Piemonte, Port, Terroir, Uncategorized, [...]

  2. Ionut Ciobanu

    Caro Sig.Giacosa,
    sono rumeno e appasionato del vino. Ho un blog http://feteascaneagrasimerlot.wordpress.com, su due varietà di uve: Merlot ( quello prodotto solamente di tenute rumene) e una varietà rumena di potenziale, che si chiama Feteasca Neagra-Black Maiden.
    Chiederò il permesso di prendere sul mio blog questa serie di articoli su terroir.
    Grazie tanto,
    Ionut Ciobanu

  3. redazione

    Grazie per il tuo commento Ionut. Riporta pure sul tuo blog il contenuto dei post di questa serie, ma ricordati di citare sempre la fonte (www.wineislove.it) e la firma del Dott. Giacosa.

  4. Ionut Ciobanu

    grazie per la risposta. certo che si, ricordo sempre la fonte e la firma del dott.Giacosa.pero sara una traslazione.
    ionut Ciobanu



Lascia un commento


*obbligatori