“Mal di Maremma”

Chi di voi è iscritto alla tasting list di Francesco ha ricevuto da qualche giorno la bottiglia del nostro ultimo vino di Rocca di Montemassi, l’Astraio, un Viogner di cui vi ho raccontato i dettagli in un precedente post. Ho letto le prime recensioni (Gianpaolo, Pamela, Riccardo, Davide) e devo dire che le ho trovate molto interessanti: il vostro parere è per me molto importante per un confronto, quindi leggerò volentieri tutto ciò che vorrete raccontarci su questo vino a cui siamo molto legati qui in Maremma.
Ho pensato di rubarvi qualche altro minuto per parlarvi anche di questo territorio, che è padre del vino che avete ricevuto, e di che cosa rappresenta per me.

Sono nato e cresciuto a Milano, e la prima volta sono passato in queste zone un pò per caso, provenendo da Siena, ripercorrendo, senza ancora saperlo, la antica via medievale che collegava la città del Palio al suo sbocco sul mare, il porto di Talamone.
Rimasi molto colpito dal colore della terra di queste zone, dal rosso vivo dovuto alla grande presenza di minerali ferrosi.
Poco più di un anno dopo, nel marzo del 2003, sono tornato per fermarmi, per lavorare ad un progetto appena nato che sarebbe diventato Rocca di Montemassi, un progetto sempre in cammino, che ogni anno si arricchisce di nuove esperienze.

Dopo 3 anni dedicati interamente alla vigna e ai suoi grappoli, nel 2006 abbiamo finalmente inaugurato la cantina e con essa il “Museo di civiltà rurale”, un omaggio alla vita dei campi e alle tradizioni che rischiano di scomparire con il trasformarsi della nostra cultura quotidiana. Molti sono i visitatori che oggi vengono a trovarci, e chi è ritornato dopo una prima visita del 2003 ogni tanto grida al miracolo, tanto è cambiata questa azienda dal giorno in cui è entrata a far parte della famiglia Zonin.

La Maremma è un luogo particolare, affascinante e ostile al tempo stesso. Una sensazione che ti colpisce immediatamente, una voglia di restare, la subitanea certezza di non poterne più fare a meno.
Per nessun motivo in particolare e per ogni buona ragione, quasi un luogo non luogo, una categoria dello spirito.
Una culla di storia e grandi civiltà, gli etruschi prima e i romani poi, una terra meravigliosa ma aspra, che per centinaia di anni ha mostrato al passante paludi e malaria, che ha celato dentro di sé, nel sottosuolo, le sue più grandi ricchezze.
Una terra dimenticata, rifugio sin dall’alto medioevo di eretici, briganti e reietti.

Tutto in Maremma richiede più tempo che altrove: la terra è ricca ma dura, la gente vera ma difficile, la forza imperante e violenta della natura ti costringe a uno sforzo di umiltà e sottomissione.
Così è anche per il nostro lavoro, per l’uva e per il vino.
Per capire come comportarsi con una produzione maremmana ci vuole tempo, esperienza, bisogna sviluppare un comune sentire con l’ambiente che ti ospita e talvolta rinunciare alle certezze acquisite in altri luoghi, perché la vite si senta a suo agio bisogna che la terra meravigliosa e dura di queste zone si conceda pian piano all’esplorazione dei suoi nuovi ospiti, per abituarsi al sole e al vento di Maremma bisogna lasciar bruciare diversi strati di pelle, imparare a lasciarsi sferzare dal vento.

Credo il nostro percorso sia appena cominciato. Se avrete voglia di scoprire questo angolo incantato di Toscana, saremo qui ad aspettarvi per aprirvi le porte… Magari oggi con una punta di accento toscano!


Commenti: 3

  1. gianpaolo

    E bravo Stefano, hai descritto bene la Maremma, te lo dico da maremmano. Una cosa dic ui questa terra ha bisogno e’ di aprirsi, e quindi di accogliere persone e esperienze che vengono da lontano, per contaminarsi e contaminare. Quindi, specialmente quando come voi le persone sono aperte e si mettono in gioco, io dico meno male che siete arrivati e spero, anzi sono sicuro che porterete un contributo positivo alla crescita culturale del nostro bel territorio.

  2. roberto gatti

    Gentile Francesco,
    ti segnalo le mie impressioni di degustazione sull’ Astraio qui :
    http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=5164

    ed anche qui :
    http://www.vinit.net/vini/Toscana/Grosseto/Le_Mie_Degustazioni/Viogner___un_vitigno_dalle_grandi_potenzialit__5977.html

    personalmente mi è piaciuto, anche se risente della gioventu’….come ho scritto credo che qualche anno di bottiglia lo renderà ancora migliore. Un vitigno, insieme allo shiraz che aprezzo molto, perchè danno vita a vini stupendi !
    Ciao e grazie
    Roberto Gatti

  3. mari

    Buonasera sig .zonin ,sono capitata per caso nel suo blog sono un appassionata del settore per aver lavorato per tanti anni in cantina e devo farle i miei complimenti per la bellezza delle sue tenute che ho potuto vedere attraverso le foto . seguirò(se non le disturba) con interesse il suo blog cosi mi sembrerà di essere ancora in quel mondo che mi ha tanto appassionato.



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