Pinot Nero, l’enfant terrible

Nel mondo esistono alcuni vitigni che, più degli altri, sono per gli addetti e gli appassionati fonte di studio, confronto, grandi discussioni ed emozioni.
Io ho la fortuna di coltivare e vinificare alcuni tra questi: il Nebbiolo (in un piccolo vigneto famigliare), il Riesling e il Pinot Nero, di cui vi parlerò oggi.

Il Pinot Nero è molto probabilmente originario della Borgogna, anche se si hanno probabili tracce di un vitigno simile (forse il capostipite) in epoca romana in Italia. In Borgogna sicuramente ha trovato terra d’elezione e, grazie all’opera della nobiltà e dei monasteri che nei secoli si sono prodigati nella selezione clonale e nel miglioramento delle tecniche enologiche, è diventato famoso in tutto il mondo.
In Europa, dopo la Francia, è l’Oltrepò Pavese l’area più importante ed antica per questo vitigno, coltivato su quasi 3.000 Ha.
Contrariamente a quanto si pensi, qui la sua coltivazione fu all’inizio indirizzata alla vinificazione in rosso, per poi spostarsi in gran parte per la produzione di basi spumante.

E’ uno dei vitigni più difficili da coltivare, e non è detto che possa dare buoni risultati ovunque o in qualunque annata. Ben consapevole di questo, la famiglia Zonin quando arrivò in Oltrepò circa 20 anni fa, piantò fin da subito in un unico vigneto, di circa 7 ettari, una collezione di tutti i cloni reperibili sul mercato per poter concretamente valutare in proprio quale cloni meglio si adattassero alle nostre condizioni.
Dopo una decina d’anni di vinificazioni, prove, degustazioni, oltre che confronti e discussioni, siamo arrivati a definire su quali fra queste popolazioni di Pinot Nero era opportuno concentrare la produzione. Si è estirpato il vigneto con la collezione clonale (dopo solo 12 anni d’impianto) e si è proceduto a reimpiantare nello stesso posto i cloni che avevano espresso in quel luogo la migliore qualità.

Il vigneto è il migliore dell’azienda: esposto a sud, in cima a una collina, con una pendenza variabile tra il 30 e il 39%, con un terreno argilloso/calcareo, profondo ma asciutto e poco fertile.
Dal 2003 abbiamo le prime uve di questo vigneto, che ha dato origine ad un vino single vineyard Pinot Nero Vigna “Poggio Pelato”.

Il Pinot è molto esigente ed in gioventù le sue viti sono molto incostanti. Sta alla perizia ed alla sensibilità dell’agronomo prima e dell’enologo poi cercare di capirlo, assecondarlo ed adeguare i propri interventi per arrivare alla qualità ottimale.
Le operazioni in vigneto (cimatura, sfogliatura, lavorazione terreno, ecc.) e l’andamento climatico hanno riscontri sul comportamento vegetativo, produttivo e qualitativo in maniera più diretta che su altri vitigni.
Lo stesso in cantina, dove la vinificazione è molto impegnativa e delicata.
Solo dopo aver valutato l’uva (assaggiandola, palpandola, controllando lo stato di maturazione dei vinaccioli) si decide la data della raccolta. Le analisi chimiche di valutazione dello stato di maturazione sono di poco aiuto. La macerazione delle bucce cambia di giorno in giorno (anzi, verso la fine subisce dei cambiamenti di ora in ora), via via che aumenta il grado alcoolico e procede il processo di disgregazione delle cellule della buccia a causa della macerazione.
Arriviamo ad assaggiare il mosto/vino sotto vinaccia ogni due ore, per decidere quale operazione effettuare (rimontaggi, délestage, oppure nulla), consapevoli che, così come avviene in vigna, tutte le nostre attività avranno un effetto diretto sulla qualità finale del prodotto.

(continua…)


Commenti: 1

  1. Cantine Aperte 2011 @ Tenuta Il Bosco – Zenevredo (PV) « fotografia, vino, cioccolato

    [...] “Wine is Love”, a voi la lettura http://www.wineislove.it/una-piccola-storia-del-pinot-nero Prima puntata Seconda Puntata Terza [...]



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