Pinot Nero, l’imprevedibile

(continua da qui)

E le attenzioni che richiede il Pinot Nero non sono finite…

Anche durante l’élevage, il vino cambia al cambiar delle stagioni, offrendosi alla degustazioni in modo altalenante, a volte “aperto” a volte “chiuso”, sino all’affinamento in bottiglia, che è parte integrante e fondamentale del processo produttivo. Un vino che degustato mesi prima era armonioso, con aromi e tannini ben espressi ed equilibrati, in altro momento risulterà sgraziato, magari con qualche profumo sgradevole o con tannini spigolosi.

Tenuta il Bosco - Pinot Nero

E’ questo che crea tanta attenzione ed apprensione a noi tecnici: quando si stappa una bottiglia di Pinot Nero si ha sempre un’attenzione ed una concentrazione maggiore che in altri vini.
Gli appassionati raramente si lasciano sedurre al primo assaggio, vogliono sapere da dove proviene il Pinot Nero, chi l’ha fatto, l’età delle viti, come è stata l’annata, l’affinamento, da quanto tempo è in bottiglia e, se possibile, avere la possibilità di effettuare una degustazione verticale, cioè assaggiare il vino dello stesso vigneto ma di annate diverse.
Quest’ultima per me è la prova del nove: si capisce quanto la qualità del vino dipenda dalle condizioni pedoclimatiche del luogo d’origine, quali siano state le particolari condizioni che hanno portato l’uva alla raccolta e l’attenzione e l’interpretazione del vitigno da parte dell’azienda, nonché la sua competenza.
E’ imprescindibile avere un Pinot Nero che rispecchi l’annata: nel 2003, annata con un andamento climatico caldo e siccitoso, abbiamo avuto un vino molto alcoolico, strutturato e con tannini dolcissimi.
Nel 2004, con un’estate ottimale, abbiamo ottenuto un’ottima annata per equilibrio, espressione e eleganza.
Un 2005 con una tarda estate piovosa ci ha dato un vino con grande finezza e fragranza di profumi, ma con tannini che tardano a maturare, garanzia di grande longevità.
Il 2006 è stato per il PN un anno difficile: dopo un giugno e luglio caldo ed asciutto, abbiamo avuto un agosto molto piovoso e fresco; le viti hanno così interrotto la maturazione dell’uva per spingersi a produrre nuova vegetazione. Ciò ha compromesso la perfetta maturazione di tutto il raccolto e ci ha costretto a fare un’attenta cernita delle uve più mature, che ci hanno dato un vino corposo, concentrato, con tannini molto abbondanti e morbidissimi (con una ridottissima produzione).
Il 2007 è stato un anno intermedio, mentre il 2008, appena messo in legno, promette un vino eccezionale, completo sotto tutti gli aspetti, forse il migliore finora prodotto.

Le esperienze delle annate passate aiutano a prevedere evoluzioni, a programmare interventi…
Ma il Pinot Nero sovente reagisce ribellandosi alle imposizioni, e per questo  non sempre il risultato ottenuto è quello desiderato. Forse è proprio questa imprevedibilità che rende ancor più affascinante il Pinot Nero, che accende i  confronti all’interno della nostra squadra, pungolando dibattiti (anche accesi) tra l’agronomo, Aurelio Lunghini , l’enologo, Paolo Bernardi, ed il sottoscritto.
A loro il merito di affiancarmi nel cogliere la sfida annuale che ci lancia il Pinot Nero, quel  Pinot Noir che, non a caso i tecnici vitivinicoli francesi hanno  soprannominato “l’enfant terrible”.




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