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PMI Camp

10-06-2010

L’11 giugno si terrà presso l’Università di Siena il PMI Camp – nuovi mercati, nuovi media.

Avrò il piacere di partecipare con un intervento via skype alle ore 14 in cui racconterò l’esperienza del progetto MyFeudo.it vista dall’interno dell’azienda.

Per chi ancora non conoscesse questa iniziativa, PMI Camp nasce con l’obiettivo di creare uno spazio in cui i diretti interessati (imprese, istituzioni, esperti ed università) possano discutere sulle modalità di internazionalizzazione e utilizzare gli ultimi strumenti della comunicazione d’impresa per creare opportunità di business.

La domanda principale a cui il PMI Camp cerca di rispondere è se le piccole medie imprese siano pronte a raccogliere le nuove sfide che si presentano sul mercato: cambia l’approccio, cambia il modo di interagire con i potenziali clienti, cambiano le strategie di marketing.

Il mercato internazionale del vino: crisi, evoluzione o rivoluzione?

29-04-2010

Wine is love

Negli ultimi mesi non ho scritto quanto avrei voluto, ma gli impegni accumulati hanno rallentato il ritmo dei miei post. Anche il progetto Myfeudo ha tolto un po’ di attenzione a questo blog. Approfitto quindi del post Vinitaly per condividere alcuni spunti di riflessione sul mercato del vino, curioso del parere di blogger, appassionati e altri produttori che vorranno discuterne online, qui o altrove.

Gli ultimi quattro mesi sono stati lunghi e impegnativi: abbiamo cercato di tracciare una strada chiara per garantire una crescita aziendale, sono convinto che gli sforzi saranno a breve ripagati. In Casa Vinicola Zonin pensiamo che il mondo del vino sia cambiato rapidamente con l’inizio di questo millennio e che il momento di cambiamento non sia esaurito ancora. Si parla di crisi da più di qualche anno, ma non credo sia una crisi passeggera o legata alla congiuntura economica, credo piuttosto si tratti più di una vera rivoluzione nei consumi, negli stili di vita e nella distribuzione.

Crisi o rivoluzione?

Negli anni ‘80 e ‘90 abbiamo assistito ad una rivoluzione in ambito agricolo che tutti noi conosciamo: l’ultimo ciclone si chiamava metanolo che ha dato vita alla grande rivoluzione qualitativa del vigneto Italia.

Oggi vedo una rivoluzione, più silenziosa, più difficile da cogliere e i cui sviluppi non sono ancora del tutto delineati. Una rivoluzione portata avanti da consumatori sempre più informati, che cercano una buona bottiglia di vino al giusto prezzo. Sono questi nuovi consumatori (informati ed esigenti) che segmentano il mercato verso il basso, non perché non siano attenti alla qualità, anzi, ma perché sanno cercarla in un rapporto qualità-prezzo sempre più dominante nelle scelte d’acquisto. Sul concetto di giusto prezzo ci sarebbe da aprire un blog, non a caso qualunque libro di marketing dedica al tema del “pricing” sempre più spazio.
Non sta a me dare la risposta, ma quello che oggi notiamo sul mercato non è la ricerca del prezzo basso: il consumatore cerca comunque vini di qualità, ma non è più disposto a pagarli come un tempo. Anche perché si è accorto in questi anni che può permettersi una buona bottiglia di vino (dovremmo segmentare anche la percezione di qualità per ogni consumatore perché mi rendo conto che non per tutti il termine qualità abbia gli stessi standard) senza vuotare il proprio portafoglio.

Analizzando i dati di mercato, ci sono poi ulteriori fattori di cambiamento radicale da tenere in considerazione. In primis il calo, se non il crollo, del consumo del vino durante i pasti, complice una pessima campagna di informazione. A questo proposito ho molto apprezzato il discorso in difesa del vino tenuto durante l’inaugurazione del Vinitaly 2010 dal Ministro Zaia. L’aumento del consumo di bollicine, soprattutto charmat secchi, durante il rito dell’aperitivo e spesso anche a cena. L’iper-regionalismo dei consumi, che se da un lato fortunatamente valorizza i vitigni autoctoni, dall’altro pone nuove sfide alla distribuzione. I diversi “passi di marcia” di Nord America, Nord Europa e Asia, dove i tassi di crescita restano positivi, in confronto ai Paesi storici dell’Europa Continentale. Fenomeni in essere da qualche anno che oggi non ci meravigliano più, ma che devono farci sempre più riflettere sullo sviluppo futuro dei mercati e quindi della risposta che ogni azienda dovrà dare a questi mutamenti.

Una nuova distribuzione o una nuova produzione?

Un capitolo a parte merita la distribuzione: qui gli scenari cambiano quasi ogni mese. Credo sia un mio pallino, e lo dico come come provocazione, ma ne sono sempre più convinto: oggi la distribuzione è tutto! E lo penso in ragion dei vincoli. Mi spiego meglio. Qualunque operazione o attività di un’azienda dovrebbe essere pensata e strutturata tenendo come primo riferimento il vincolo principale o più restrittivo con cui essa deve operare (costo della produzione, costo del lavoro, dazi…). Troppo spesso però pensiamo che il vincolo principale sia legato alla produzione. Credo, invece, che oggi il vincolo principale per chi produce vino sia proprio la distribuzione, quello che gli americani chiamano “accesso al mercato”.

Oggi la possibilità e la modalità con cui un’azienda può accedere al mercato è completamente diversa dal passato e lo sarà ancor più nel futuro. È e sarà sempre più difficile portare le nostre bottiglie sul mercato (pensiamo solo al rapidissimo fenomeno di aggregazione dei principali distributori in Italia e nel mondo) e sarà sempre più necessario che una volta raggiunto il consumatore, il nostro vino ottenga buone rotazioni, sia al ristorante che in enoteca, per poter “rimanere distribuiti“.

Non è sicuramente un compito facile e deve necessariamente passare per un’ottima conoscenza del mercato (di solito significa viaggiare tanto) e una attenta analisi sul corretto posizionamento. Oggi stiamo assistendo ad una rigida segmentazione del mercato sia on che off premise (ristorante nel primo caso, enoteche nel secondo) per cui il posizionamento del prodotto deve partire dallo scaffale o carta vini per giungere a determinare il costo del prodotto e trarre le proprie conclusioni sulla fattibilità o meno del vino.

Per fare un esempio concreto: oggi un vino ha molte più probabilità di ruotare in una carta dei vini se posizionato tra i 15 e 25€, quindi dobbiamo fare un calcolo a ritroso per capire se il prezzo al quale deve uscire dalla cantina è economicamente sostenibile per il produttore, tenuto conto dell’iva e dei vari ricarichi e costi. Una volta determinata la fattibilità economica, dovremmo cominciare a parlare di comunicazione e promozione, altra nota molto dolente per i bassi budget a disposizione delle aziende e la poca organizzazione degli enti preposti alla promozione.

In tutto questo torna anche il web, come nuovo strumento “distribuito” di comunicazione, vendita, sfruttamento delle nicchie e, perché no, aggregazione di dati utili alla produzione. Siamo appena agli albori, ma se c’è un mezzo che funziona come la distribuzione del futuro (internazionale, con al centro il consumatore, flessibile) è proprio internet.

Mi fermo qui come prima riflessione perché mi rendo conto l’argomento sia estremamente ampio da trattare. Se qualcuno avesse spunti di riflessione (o visioni diverse) sarei felicissimo di poterli approfondire.

Foto di Howdy, I’m H. Michael Karshis

Myfeudo: percentuali consegnate. Via al sondaggio!

12-03-2010

Un nuovo passo per Myfeudo: abbiamo finalmente raccolto tutte le percentuali dei tredici partecipanti e siamo in fase di imbottigliamento dei rispettivi blend nelle cantine di Feudo Principi di Butera. Dopo diverse prove, proposte, assaggi e originali analisi, gli esperti, scelti fra wine blogger, enotecari e professionisti del settore, hanno espresso e spedito la loro miscela preferita, ottenuta dall’incontro fra le campionature di Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Merlot. I partecipanti hanno dato sfogo alla propria competenza e fantasia, per realizzare un blend tutto personale.

Mentre proseguiamo con l’imbottigliamento, però, è tempo di decidere insieme quale sia il nome più adatto per questo nuovo vino che sta per nascere. Noi vi proponiamo tre ipotesi: la preferita sarà annunciata, in base ai vostri voti, entro due settimane. Quale nome vi piace di più? Via al sondaggio!


Gli strumenti dell’enologo 2.0

15-02-2010

Sull’ultimo numero della versione italiana della rivista Wired è stato pubblicato “Il kit perfetto” dell’enologo 2.0, un servizio, a firma di Giulia Battafarano, che mi ha divertito.

Vengono segnalati gli otto strumenti indispensabili per gli appassionati di tecnologia amanti del vino. Ne ho scelti tre, fra tutti, che mi sembrano utili per proporli anche qui.

RW52DASS. Questo frigo è una piccola cantina da appartamento, gestibile da un pannello soft-touch. Protegge i vini dai raggi UV e dalle vibrazioni e consente di impostare i ripiani con temperature diverse, oltre a garantire un monitoraggio dell’umidità nei vani. Una buona soluzione per chi non ha a disposizione una vera cantina. Si trovano maggiori informazioni su questo sito.


WICE. Si tratta di un secchiello del ghiaccio di ultima generazione. Infatti non usa proprio acqua, bensì un liquido atossico che, posto in freezer, si raffredda e rende termico tutto il contenitore. La bottiglia rimane fredda a lungo perché Wice perde la sua temperatura lentamente. Elegante ed ecologico. Qui potete visitare il sito di chi lo produce.


SO WINE. Ogni vino vuole la giusta temperatura e questo strumento, diviso in due scomparti sigillati, la può mantenere per il tempo necessario. C’è anche la possibilità, in caso una bottiglia aperta non venga finita il giorno stesso, di estrarvi l’ossigeno in modo da mantenere intatti i sapori del vino per i giorni successivi. Utile.

Segnalo infine che sempre su “Wired” di questo mese Stefano Bonilli ha firmato un articolo sulla prima formula italiana per la birra open source: qualcosa che mi ha ricordato Myfeudo, pur nella netta diversità dei progetti. Potete leggere il suo articolo online.