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Bere bene in periodo di crisi si può

14-01-2009

Chi l’ha detto che per bere bene bisogna spendere tanto?

Per una cena in casa in Italia si riesce a comprare una buona bottiglia a un prezzo più che ragionevole.

E’ la grande rivoluzione che ha trasformato l’Italia del vino negli ultimi 20 anni e che permette oggi a molti appassionati di soddisfare la propria curiosità a prezzi più che contenuti. La considerazione si fa importante in un periodo di crisi come questo: in America si sono inventati i recession wines e molto altro e il Sole24ore ha pubblicato la guida ai vini al di sotto degli 8 euro (grazie Fabio).

Sembra quasi ci sia un’inversione di tendenza rispetto agli anni ‘90: allora un vino più costava e più era buono o era motivo di vanto per l’acquirente. Oggi sento spesso commenti da appassionati che girano l’Italia in cerca di vini di qualità e si vantano quasi del prezzo che hanno pagato, indipendentemente dalle capacità di spesa dell’individuo (la frase che sento spesso ripetere suona all’incirca così: ottimo vero? E pensa che l’ho pagato solo 8 euro!).

C’è un secondo fenomeno credo valga la pena approfondire e tenere sotto osservazione. Ero negli USA il mese scorso a cena in un noto ristorante la cui clientela sembra non risentire della crisi, ed il ristoratore mi disse che notava uno strano fenomeno legato al vino: ottimi clienti che si rifiutavano di acquistare bottiglie costose perchè non “politically correct” nei confronti di un’economia in recessione.
Forse un fenomeno legato al solo mondo anglosassone, forse solo un’anticipazione (come sempre parte dall’America) di un fenomeno più ampio (credo si possa applicare anche al mondo dell’asporto).

Sarà curioso seguire entrambi questi trend, anche se credo che ogni tanto sia più che giustificato fare uno strappo alla regola per un piccolo upgrade sulla bottiglia di vino: fa bene all’anima e allo spirito!