Una masseria tra i monti

do ex want you back

Ecco il post di Filippo Mangione sul Merano Wine Festival.

Archiviata ormai la terza partecipazione consecutiva al Merano Wine Festival per Masseria Altemura, ci godiamo il rientro all’efferato mondo delle vendite di tutti i giorni rimpiangendo un po’quell’atmosfera da red carpet esclusivo che solo il Kurhaus meranese sa concedere al mondo del vino italiano.

Dopo i tre giorni in degustazione per il Fiano del Salento 2009 in purezza e il primitivo Sasseo 2008, facciamo il punto della situazione. L’impressione a caldo è che Masseria Altemura sia pronta ad essere riconosciuta tra le realtà più rappresentative del territorio. La terza selezione consecutiva da parte del rigido comitato organizzatore del MWF, la maglia da titolare tra sole 8 aziende pugliesi, ma soprattutto le centinaia di visite al desk da parte di degustatori con il dito puntato a pagina 110 della guida ufficiale, confermano che il progetto di interpretazione del terroir rosso e sassoso di Torre Santa Susanna è ormai realizzato.

Per il resto, nonostante il clima tra gli operatori fosse un po’ quello di combattenti sopravvissuti rifugiatisi nella città della resistenza (domanda tra due colleghi qualsiasi: “come va?”, risposta puntuale “è una guerra”), la manifestazione ci è sembrata in salute. Anche se tra 370

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aziende italiane, 100 produttori intenazionali e i 35 membri dell’unione produttori di Bordeaux (oltre ai 100 artigiani gourmet di alimentare e birre) e migliaia di avventori, forse al Kurhaus non entra più nemmeno uno spillo.

Ma capita ancora di incontrare gente nuova, imbattersi in progetti nuovi, ancora una volta di assaggiare almeno un vino capace di emozionarti e ricordarti che è stata l’emozione a trascinarti in questo mondo. Qualche assaggio interessante quindi tra i tavoli dei vari saloni, specie per le zone emergenti.

Fermento verso sud: onore delle armi per il primitivo di Gianfranco Fino e come non restare coinvolti delle ambiguità vulcaniche e mediterranee del Quota 600 Etna Bianco di Graci. E il palato vola verso bianchi più settentrionali, al contest del sauvignon 2009 che conferma gemelli diversi il solo-acciaio Mantele di Nals Magreid e il Colterenzio Sudtirol Blanc elevato in parte in carati di legno.

Come chicca, vale la pena l’introvabile Moscato di Saracena passito della calabrese Cantine Viola. Bollicine protagoniste del momento, tra un valzer sul prosecco e un derby in franciacorta, vale il plauso ai Trento Doc di Maso Martis, realtà artigianale all’altezza dei vicini di casa più ingombranti che finalmente riceve le luci della ribalta meritate. Bravi, bravi tutti, Merano e la sua squisita ospitalità addio.

Ogni venditore di vino italiano dismetta il diadema da principessa Sissi indossato per un weekend e ritorni sulla cruda strada del budget per la corsa di fine d’anno.

Perché il vino invenduto soffre in cantina come una bella storia mai raccontata.

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Commenti: 2

  1. Una masseria tra i monti | Wine Italy Blog

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  2. riccardo

    Ma siamo poi sicuri che l’atmosfera da “red carpet” di Merano (decine di euro di ingresso, decine per il parcheggio, decine per il pernottamento) faccia bene al vino? Dà l’idea di un vino snob, distante, lontano Da bersi ogni tanto. Forse mi sbaglio. Però!