USA, scuola di marketing anche in recessione
Questa settimana su Vino al vino, Divinando e Vino24 si è discusso a proposito della nuova linea di vini “Recession Wines“.
La considero l’ennesima dimostrazione di quanto gli americani possano ancora insegnarci molto a livello di marketing, meno sul prodotto!
Comunque già prima di questa crisi (o forse in previsione) qualche anno fa in California, sfruttando l’annoso problema della sovrapproduzione, si sono inventati il “Two-Buck Chuck” ovvero il rilancio di un marchio storico, Charles Shaw (ora proprietà del colosso Bronco Wine Company, 56 marchi e una produzione di circa 250 milioni di bottiglie l’anno!!), che si poteva tranquillamente acquistare all’interno della catena TJ per 1,99$ (se vi chiedete i varietali, avete già vinto: Merlot, Cabernet e Chardonnay).
Niente di nuovo quindi, solo l’ennesima riconferma che anche noi produttori italiani dobbiamo cominciare a ripensare un pò al modo di comunicare i nostri prodotti, o almeno quelli che si inseriscono all’interno della fascia del consumo quotidiano.





Mi chiamo Francesco Zonin e con questo blog vorrei condividere con voi il lavoro quotidiano, spesso sconosciuto, dietro i nostri vini e soprattutto ascoltare i vostri suggerimenti e le vostre opinioni. ...


















21-12-2008 alle 12:53 pm
Caro Francesco, sono d’accordo con te, gli americani possono ancora dirci tanto del vero marketing.
un saluto
nerina
21-12-2008 alle 11:36 pm
Sono d’accordo con te, e spesso la comunicazione del vino nostrana, ma non solo del vino, e’ noiosa, vecchia e inefficente.
22-12-2008 alle 9:59 am
Mettiamola così: gli americani sono impareggiabili nel trovare un lato positivo anche nelle situazioni più negative.
E nello sfruttarlo commercialmente.
Chissà se gli italiani arriveranno mai a capire certe lezioni di marketing…confidare nell’italica, genetica “fantasia” italiana, infatti, come panacea di tutti i nostri problemi, ormai non basta più.
Lizzy
22-12-2008 alle 1:09 pm
Concordo con voi e aggiungo la mia riflessione personale sul tema: perché dobbiamo sempre dire che gli americani sono avanti nel marketing del vino, nella comunicazione, …? Se tutti noi (mettiamoci anche noi in mezzo) smettessimo una volta per tutte in Italia di dire che gli americani sono più bravi e iniziassimo ad esserlo anche noi? Dopotutto le capacità, le competenze e soprattutto i prodotti, non mancano. Il tuo blog, Francesco, è un esempio molto interessante del fatto che si può fare, sperimentare altre forme di comunicazione e di relazione con i clienti. Ma forse, avete ragione: gli americani sono più bravi!
30-12-2008 alle 2:39 pm
A proposito di marketing e comunicazione applicata al comparto del vino è esemplare l’iniziativa della tedesca Rich Sales & Marketing riportata in questi giorni sulle pagine del Corriere Della Sera che, vi ricorderete, ha promosso l’anno scorso il lancio di una serie limitata di 4 milioni di lattine di prosecco – “Rich Prosecco” – firmate dalla celebre ereditiera Paris Hilton. Nota estimatrice dei vitigni dell’area di Conigliano.
Non male vero?
Anche in questo caso elementi di marketing tradizionale (la serie limitata, l’utilizzo di un testimonial, il packaging firmato, l’ampia copertura mediatica, ecc.) allo scopo di imporre un prodotto di bassa, bassissima qualità sui mercati internazionali.
D’altra parte l’applicazione delle leve di marketing è tale in grand parte dei mercati che sarebbe impensabile non vengano sempre più sfruttate anche tra i produttori di vino.
Il punto è di utilizzarle al meglio, con linguaggi all’altezza dei prodotti, al fine di imporre la qualità, lo stile e la tradizione a beneficio dei consumatori. E in effetti la comunicazione del vino nostrano sulle pagine della stampa nazionale di questi giorni non è onestamente di buon livello.
Buon anno e alla salute!
14-01-2009 alle 12:43 pm
[...] considerazione si fa importante in un periodo di crisi come questo: in America si sono inventati i recession wines e molto altro e il Sole24ore ha pubblicato la guida ai vini al di sotto degli 8 euro (grazie [...]