Vino: in famiglia si consuma sempre meno. Che fare?
È di meno di un mese fa la notizia pubblicata sul Corriere Vinicolo che annuncia che i nuclei familiari che nel 2009 hanno comprato vino sono in diminuzione di circa 150.000 unità rispetto al 2008.
La spesa delle famiglie in vino nel 2009 si è attestata sui 29,80 euro mensili contro i 30,94 dell’anno prima. E per la prima volta dal 2003 si scende sotto i 30 euro mensili (calcolati come spesa effettiva e quindi sostenuta dalle famiglie registrate dall’Istat come acquirenti).
Come mai? Perchè si spende meno per il vino? È solo causa della crisi economica?
Nell’articolo di Carlo Flamini si legge che per Italo Piccoli, docente di Sociologia alla Cattolica di Milano, i nuclei familiari sono stati stravolti negli ultimi anni e si è perso il rito dello stare a tavola in famiglia. Questo ovviamente ha influenzato anche il mercato del vino.
Non solo: il marketing ci racconta di come le diete alimentari di ogni componente implichino l’eliminazione, per comodità, di un dato ingrediente da tavola – immaginate in famiglia di dover comprare ogni volta una cosa diversa sapendo che la consumerà solo un componente, senza contare la difficoltà di includerla ai pasti con le altre pietanze – e questo ovviamente vale anche per il vino, che magari viene apprezzato da solo uno dei due coniugi.
La statistica riporta inoltre che le famiglie con due o più bambini e gli anziani senza prole avevano già iniziato a risparmiare sul vino nel 2008, e che, inflazione a parte, anche i giovani sotto i 35 anni tra il 2002 e il 2009 hanno diminuito il consumo di vino.
Lo zoccolo duro dei consumatori del vino rimane quello rappresentato dalle coppie senza prole che non solo non hanno diminuito la spesa ma hanno segnato una controtendenza positiva.
La tipologia professionale che maggiormente consuma vino? Imprenditori e liberi professionisti.
Da questa ricerca si traggono conclusioni importanti: se tempo fa i sondaggi ci dicevano che si beveva sì di meno, ma meglio, questo non vale più: la spesa per il vino è proprio diminuita in senso generale.
Tante le varianti che hanno probabilmente determinato questo cambiamento , ma sono convinto che non siano solo motivazioni sociologiche o economiche ad averlo causato.
Penso che si stia soprattutto perdendo la cultura del vino come piacere vero e proprio, come bene indispensabile da condividere con la famiglia e gli amici, da “custodire”. Ecco, manca la concezione che il vino sia storia, che il vino racconti, che il vino sia indispensabile sulla tavola come il pane proprio perchè componente insostituibile del mangiare bene, esattamente come tutti gli altri ingredienti che compriamo per cucinare.
Per invertire questa preoccupante tendenza credo, insomma, che si dovrebbe cercare di rieducare le future generazioni al vino.
Qualche idea? Esperienze personali? Esperienze di altri Paesi?














Commenti: 3
Personalmente la prima motivazione che mi viene in mente di fronte a questi dati è la generale battaglia contro l’alcool che si sta facendo nel nostro ma anche in molti altri paesi.
In Italia ci si riferisce in primis al vino perché è la bevanda alcolica che più fa parte della nostra tradizione ma forse non ci si rende conto che il vino può essere visto come un vero e proprio alimento e un bicchiere durante i pasti può fare solamente del bene!
D’altra parte questa diminuzione non può aver solamente a che vedere con la paura di superare il limite di tolleranza del tasso alcolemico ma anche con la scarsa cultura che le nuove generazioni hanno di questa materia. Credo sarebbe molto utile iniziare a far capire già in tenera età l’importanza del vino, sia come alimento sia come fonte di reddito molto importante per il nostro paese.
Colgo l’occasione per augurare un buon lavoro,
Maria
1. Perchè si spende meno? Sono un professionista di 50 anni. Bevo vino da sempre. Provengo da una famiglia di origini contadine e mio padre faceva il muratore, e ne beveva almeno un litro al giorno, senza mai stare male, o essere ubriaco. Certo, era un vino leggero, ma sano. Mi ricordo che si andava nelle cantine dei colli berici a prendere le damigiane(!!!) , oppure nelle colline del prosecco a fare scorta. Mia zia, che beveva tanto quanto mio padre ed è morta a 102 anni, andava a prendere il vino a San Donà.
Fino a 10 anni fa bevevo una bottiglia di buon vino da solo in un giorno. Adesso ne bevo un bicchiere. Mi è passata la voglia. Cerco di bere bene almeno al ristorante. Una buona bottiglia costa 36 euro. Ho pensato che fosse come per il sesso. Ti passa la voglia per una questione ormonale, ma poi ho scoperto che non lo digerisco più…mi viene mal di testa…troppi solfiti. Adesso spendo molto meno di prima, e quando lo faccio, anche se acquisto bottiglie dai 10 euro in su, mi accorgo che 3 volte su quattro il vino è sempre “buono” al palato, ma non è più quello di prima. Troppo business, poca “verità”.
[...] da poco parlato del consumo di vino delle famiglie italiane riportando la registrazione di un primo calo rispetto agli anni precedenti, [...]
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